On. Perry Mason
Lunedì 28 aprile, Camera dei Deputati, va in onda il festival dello sbuffo. I deputati votano il pdl 718/B; in tre parole, la legge salva-Previti. Via alle danze con batti e ribatti in aula, emendamenti bocciati e interventi a raffica dell’opposizione. Tra le file della Casa delle Libertà in parecchi cominciano a mal sopportare le divagazioni giuridiche che impegnano l’aula. «Ormai la calendarizzazione dell’aula non arriva più dell’Ufficio di Presidenza e dal Servizio Assemblea ma dalla Cancelleria del Tribunale di Milano: ci ritagliamo qualche ora per fare le riforme, il resto del tempo giochiamo a Perry Mason», un deputato. Già, le riforme. Tante quelle promesse nel “Patto con gli italiani”, dal federalismo alle infrastrutture al mercato del lavoro alla giustizia, appunto. Il problema è che l’ultimo punto sta diventando da un lato monopolizzante e dall’altro paralizzante: questo non si può fare perché rischiamo l’accusa di conflitto d’interessi, quest’altro non è il caso perché poi ci si può ritorcere contro e via slalomeggiando tra vizi e virtù. Qualcosa non funziona: o si azzera tutto o si rischia davvero di azzerare tutto. Sofistico? Andate a chiederlo a chi lunedì scorso ha sudato sette camice. E non solo per il caldo. Un vodka-Martini, Sam, prima della sentenza. Ops, del voto finale.
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