Italia spensierata
Marco, archivista del Corriere, ha calcolato che dal 25 febbraio al 25 aprile abbiamo organizzato 24 cortei «importanti». Uno ogni tre giorni, come nei Paesi arabi e in America latina, ben più della Francia, che pure è piazzaiola, e senza confronto con gli altri Paesi avanzati, civiltà di individui e di pensiero. Manifestare una volta ogni tre giorni è un mestiere, sia pure esercitato per motivi nobili, dalla pace alla giustizia alla Sanità. Sono temi che incantano le anime, ma di cui si vedono le miserie nella politica reale. E difatti tutto il solidarismo, l’ecumenismo e il comunismo di piazza diventano, in politica, squallide battaglie, insulti incivili, sgambetti tra alleati, doppiezza e così via, sino al paradosso della Cgil che voterà sì al quesito referendario che non condivide, quello sull’articolo 18. La Cgil vuole quello che non vuole. È il più recente degli ossimori, ma è già crepato, nel senso delle crepe, delle fessure da cui scappano la coerenza, la decenza, il pensiero. Così, più cresce il numero delle manifestazioni di piazza più si allunga la vacanza del pensiero. Il pensiero ci manca come il cerchio manca a una botte che perde da tutte le parti. Ci manca il pensiero per capire come mai non c’è luogo del mondo dove non succeda qualcosa di grave e di irreparabile, dalla guerra alla polmonite, dalle fucilazioni nel nome di Che Guevara al terrorismo nel nome di Dio, dalle atomiche coreane all’Europa che forse ridiventa mito. Ebbene, invece di produrre pensiero noi produciamo manifestazioni di piazza, che del pensiero non sono più neppure le scorciatoie.
Francesco Merlo, “Passioni forti pensieri vuoti”, Corriere della sera, 26 aprile 2003
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