Gli spiriti di Moro. E quelli di Telekom-Serbia
Romano Prodi ha molto da spiegare a parte la vicenda Sme. Ad esempio quello che accadde il 2 aprile del 1978, quando in una casa di villeggiatura sull’Appennino bolognese l’attuale presidente della Commissione Ue insieme a una ristretta ma sceltissima schiera di serissimi docenti universitari decise di dar vita a una seduta spiritica per scoprire quale fosse il nascondiglio di Aldo Moro, rapito due settimane prima dalle Brigate Rosse. Il piattino da caffè usato con tecnica da rabdomante si mosse rapidamente sul foglio cifrato usato dai convenuti e compose la scritta “Gradoli”, la via in cui era ubicato l’appartamento dove venne tenuto in prigionia Moro e che gli inquirenti non pensarono di scandagliare (sebbene il suggerimento dello “spirito” di Prodi li condusse a Gradoli, paesino su lago di Bolsena). Prodi e i suoi amici hanno sempre negato che dietro la storia della seduta spiritica si celasse in realtà un “suggeritore” occulto, magari un familiare “scomodo” di uno dei convenuti. Ma vi sembra una stranezza che qualcuno dubiti ancora dei poteri paranormali di Romano? C’è poi il grande capolavoro, ovvero l’acquisizione di Telekom Serbia. Nel giugno del 1997 l’Italia, attraverso la Telecom, ha acquisito il 49% della Società di telecomunicazioni Telekom-Serbia cedendone poi il 20% alla Grecia. L’operazione è stata condotta attraverso contatti diretti con l’ex presidente Milosevic e i suoi più stretti collaboratori ed ha rappresentato il momento conclusivo di contatti e trattative a livello politico e tecnico ai quali hanno preso parte rappresentanti del Governo italiano, guidato proprio da Romano Prodi, in primo luogo il Ministro degli esteri, Lamberto Dini, e l’allora sottosegretario agli Esteri, Piero Fassino. Il 29% della Società Telekom Serbia è costato alla Telecom Italia (che era all’epoca interamente di proprietà pubblica) circa 900 miliardi, versati nelle casse di Milosevic. Di quel denaro fresco Milosevic aveva in quel periodo estremamente bisogno non per sviluppare il sistema delle telecomunicazioni del suo Paese, ma per tenere in piedi il suo regime le cui sorti erano appese a un filo: i militari impegnati nelle operazioni in Bosnia e in Kosovo, dove era in corso la “pulizia etnica”, non ricevevano la paga da mesi, le pensioni non venivano corrisposte, mancavano fondi per il materiale bellico necessario ai reparti. Un gran bel colpo: tre mesi fa, infatti, il presidente di Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera, ha rivenduto ai serbi le quote comprate nel ’97 da Prodi e soci. Peccato che al contribuente la mossa del governo Prodi sia costata circa 800 miliardi di vecchie lire di differenza tra prezzo d’acquisto (gonfiato) e attuale prezzo di cessione rivalutato in base alla svalutazione e alla non strategicità dell’operazione.
Prodi ne sa niente?
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