Confessioni di una mente pericolosa

Di Simone Fortunato
08 Maggio 2003
Efficace la Roberts nel suo primo ruolo dark

La vera storia di Chuck Barris, di giorno presentatore televisivo, di notte spietato killer della Cia.

Fa arrabbiare, la critica in Italia. Da un lato, c’è chi, dalle comode poltrone di qualche redazione nazionale, si lancia per esaltare qualsiasi cosa appaia sullo schermo, incurante di un giudizio e ben attento a conservare privilegi e buone relazioni. Dall’altro, ci sono i “cattivoni”: quelli che, moralisti e puritani, hanno la pretesa di ridurre il film ad uno schema vecchio quanto la propria vita. Sono i figli dell’ideologia. Dogmatici e spesso anticlericali, dividono il cinema in bianchi e neri, scrivono a caratteri ermetici per un’èlite, e raramente si mettono in discussione. E poi ci sono i battitori liberi. Quelli che hanno studiato greco e che sanno che criticare significa giudicare. Che spesso sbagliano e ammettono l’errore. E che, soprattutto, rispondono ai lettori, buoni o cattivi che siano. Voci fuori dal coro che amano il cinema come riflesso della realtà e non come semplice ma triste momento d’evasione. Quelli che affermano che Confessioni di una mente pericolosa è un buon film. Anche se, a farlo, c’è un certo George Clooney, disprezzato dalla critica per la sua modesta carriera d’attore (in effetti, sono imperdonabili alcuni suoi film: Out of Sight, Solaris). Un uomo di spettacolo ed una doppia identità: di giorno, inventa format televisivi come Il gioco delle coppie e La corrida, di notte ammazza filocomunisti per conto della Cia. Clooney, al suo esordio da regista, è attento e scaltro: non era facile far luce sulla storia vera di Barris ed al tempo stesso tenere desta l’attenzione dello spettatore. Ma il risultato c’è e si vede, grazie, soprattutto, ad un cast ben assortito e diretto (Rockwell, nella parte del protagonista, è un fenomeno; la Roberts è efficace nel suo primo ruolo dark), ad uno script che riesce a nascondere sbavature e ad uno stile personale e inconsueto.
di G. Clooney
con S. Rockwell, J. Roberts

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