Classifiche di parte
E ci risiamo: i giornali della scorsa settimana sono usciti in coro pubblicando la classifica dei migliori 50 ristoranti del mondo. Che novità è? Un anno fa la stessa fu stilata in America e tutti i giornali si precipitarono; questa volta a classificare è una rivista legata al Times di Londra. E sapete cosa si deduce da tutto questo? Che la cucina italiana è un fanalino di coda, rappresentata appena dal Pescatore di Canneto sull’Oglio, da Pinchiorri a Firenze, da Checchino a Roma e da un ristorante campano sconosciuto ai più. Al vertice c’è naturalmente Ferran Adrià ed un ristorante californiano, che però si ispira alla cucina francese. Ah, naturalmente la Francia ha soltanto 5 nomination e l’Inghilterra ben 7. Ora, se avessimo fatto la stessa classifica in Italia, chi credete che l’avrebbe mai pubblicata a Londra, Parigi o New York? Nessuno, mentre da noi persino il Messaggero butta in prima pagina toni trionfalistici per la coda alla vaccinara amata dagli inglesi. Ma via, possibile che dobbiamo sempre cercare consensi per sentirci accettati nel mondo dei grandi? Ci vorrebbe uno spirito libero come quel Giacomo Bologna che, senza guardare in faccia a nessuno, impose al mondo il gusto della Barbera. L’ultimo entusiasmante assaggio è stato della Cantina Mandragola di Nizza Monferrato. Si chiama Masnà che in dialetto vuol dire bambino. In realtà questa novità di Barbera violacea è assai “grande”.
massolon@tin.it
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