Italici farisei
Giusto dieci anni fa, Pierluigi Battista incominciava a intingere la penna nel veleno. Era l’alba della rivoluzione giustizialista che ha sconvolto la mappa politica dell’Italia. Battista l’ha accompagnata infilzando impietoso dalle colonne de La Stampa vizi e vezzi della nuova classe intellettuale e politica che si è imposta al Paese. I suoi corsivi al vetriolo, raccolti in volume, permettono un acuto sguardo retrospettivo su un’epoca convulsa. Nemico principale, privilegiato, supremo: la presunzione di chi identifica la propria parte col bene assoluto, l’arroganza morale di chi nega all’avversario ogni legittimità. Arma della lotta un’affilata, implacabile, sgarbata ironia: «In un lungo e suggestivo articolo, Alberto Asor Rosa conferma che il governo dell’Ulivo non è solo una manna dal cielo, il che costituirebbe giudizio animato da eccessivo scetticismo e smodato desiderio di sabotaggio anti-italiano, ma è soprattutto la soluzione paradisiaca ai mali antichi dell’Italia». «Finalmente. Finalmente, sinora soffocata dalla vittoria della sinistra, è tornata l’invettiva contro gli italiani. È bastato uno zero virgola qualcosa in più per il Polo e con perfetto tempismo provvede Umberto Eco su Repubblica a ricordarci che gli italiani amano “i governi cialtroni”. Che noia vincere e non potersela prendere con i connazionali ignoranti, disonesti, stupidi, mossi unicamente dal “tornaconto personale”. Ma adesso che la destra conquista un fondamentale Comune in provincia di Varese (“attenti al ritorno della vecchia Italietta”) restituisce un aroma ormai perduto, il gusto di sentirsi vittime, martiri, minoranza eroica al cospetto di una maggioranza rozza e incolta». Con la supponenza etico-politica, Battista massacra impietosamente il doppiopesismo (per cui ad esempio la Lega oggi che ci appoggia «c’entra moltissimo con la sinistra» e domani che ci avversa «un problema di igiene mentale»), il cattivo gusto, l’abitudine alle insinuazioni vittimistiche («chi? dove? quando? fuori i nomi!» è un’invettiva ricorrente). Vittima principale la sinistra, ma anche la destra incassa le sue belle randellate. Boria e stupidità non sono monopolio di nessuno.
Pierluigi Battista, Parolaio italiano, 324 pp. Rizzoli, euro 17.00.
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