A Cannobio per la resistenza enoica
Cannobio è un gioiello che sta sulla punta del lago Maggiore al confine con la Svizzera. In questi giorni questo paesino è alla ribalta delle cronache per tre fatti. Il primo perché le sue acque hanno ottenuto la bandiera blu concessa a 90 spiagge d’Italia, il secondo perché sabato mattina è partita da lì una tappa del giro d’Italia, il terzo perché nel pomeriggio 400 persone del Club di Papillon andranno lì a vivere la seconda giornata di resistenza umana dell’anno. Il personaggio da incontrare è Giuseppe Bava, un signore che ha ereditato dal padre il mestiere di vendere vino. Ed ha creato la più importante enoteca d’Italia, oggi condotta con i suoi figli. Pensate che in alcuni mercati esteri i nostri più importanti vini sono stati lanciati da questo minuscolo negozietto sotto i portici. La sua enoteca è concepita come un salotto, uno di quei posti dove ascoltare musica e dove bere un bicchiere di vino solenne. Non è un wine bar, intendiamoci, ma fermandosi si può vivere un momento di rara cultura del gusto. Un luogo lo fanno anche le persone, che magari ti sanno raccontare del pane nero di Coimo, del prosciutto della Val Formazzo, della Toma del Bettelmatt o della mortadella di fegato di Masera. A Giuseppe e alla sua bella famiglia dedico un Barolo 1999, entrato appena in commercio. è il “Vigna Fraschin” dei fratelli Manzone di Monforte d’Alba (tel. 0173 78110), il campione che tra 160 assaggi mi ha stupito di più. (massolon@tin.it)
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