Il regno del “dovere” a Berlino

Di Tempi
05 Giugno 2003
Le chiese (e la novità cristiana) si svuotano. Ma il pensiero etico continua ad amplificarsi impressioni dal primo incontro fra cattolici e protestanti a Berlino

Dicono che sia stato un evento “epocale”. E in effetti i presupposti c’erano tutti. Per la prima volta nella storia della Germania la Katholikentag, tradizionale appuntamento pubblico dei cattolici tedeschi, che si svolge a scadenza biennale fin dal 1848, ha avuto luogo insieme all’Evangelischer Kirchentag, analogo meeting delle chiese protestanti che si celebra dal primo dopoguerra del secolo scorso.

I 400mila dell’Ökumenischer Kirchentag
Entrambi i raduni sono confluiti in un’unica imponente manifestazione svoltasi a Berlino dal 27 maggio all’1 giugno scorso, sotto l’augusto titolo di Ökumenischer Kirchentag, “incontro ecclesiale ecumenico”. 400.000 partecipanti, di cui la metà permanenti, un programma di 720 pagine con ben 3.000 appuntamenti, un infinità di stand in rappresentanza di circa mille organizzazioni cattoliche e protestanti. Una potenza di immagine che sembrerebbe dimostrare una vitalità e un’incidenza socio-culturale impressionanti da parte della Chiesa cattolica e delle Chiese protestanti in Germania. È vero che proprio a Berlino i cristiani di tutte le chiese sono minoranza e che i cattolici rappresentano solo il 10% della popolazione. Però una platea così non avrebbe dimostrato quanto sia ancora vivo e luminoso il “volto dei redenti” nel mondo?

3mila conferenze per un Istituto Morale?
Purtroppo il pathos è stato un po’ ridimensionato dalla realtà. Infatti, da una parte sembra si sia assistito al training di folle a cui è stata offerta la consueta miscela fra psicologia popolare occidentale ed elementi di religiosità vagabondanti nell’asiatico (o nei libri di Paulo Coelho), dove il “sentirsi toccati dal divino” bene si spiega come suggestione emozionale adeguatamente stimolata dalle “tecniche meditative”. Dall’altra la pioggia torrenziale di dibattiti su pace, solidarietà, ecologia (e tutti i temi di ogni social forum che si rispetti), dove come di consuetudine si è discusso di quali siano le migliori direttive etiche da impartire agli altri. Ovvero: i politici, i governi, gli imprenditori, gli scienziati. Gli imperativi morali “bisogna”, “si deve” , “siamo obbligati a”, hanno risuonato da tutte le parti – musica nelle orecchie degli eredi di quel Kant che, per parte sua, non ha mai mancato di definire la chiesa come moralische Anstalt, un “istituto morale”. In questo senso l’ecumenismo si è proprio consolidato e l’evento berlinese ha dato ampia dimostrazione dell’unità degli opinion leader dei cristiani tedeschi, anche se quelli protestanti sono sembrati più all’avanguardia nel progetto di salvataggio etico-psico-sentimental-religioso del mondo.

Chiese sempre più vuote
In un intervento, uno dei partecipanti alla kermesse berlinese ha detto: «È molto difficile essere cristiano oggi! Bisogna essere più buoni degli altri, più solidali, più pacifisti, più ecologisti!». Qualcuno avrebbe potuto suggerire un “amen”. Sarebbe parso non soltanto acconcio alla circostanza, ma anche sintomatico. Tanto sul piano del “credo” che viene oggi professato nelle chiese cristiane, quanto su quello che assicura lo svuotamento continuo delle Chiese stesse. Per quanto riguarda la prima sintomatologia, l’evento berlinese ha infatti rappresentato un’mportante conferma dell’uniformità di pensiero riscontrabile nell’ambito della leadership ecclesiale. Mentre è sul secondo versante che gli stessi responsabili delle chiese hanno dovuto prendere atto del buco che si sta creando nel gettito della casse ecclesiali (nonostante il fatto che in Germania l’8% delle imposte è destinato alle chiese) a causa della diminuzione dei battezzati, della crescita esponenziale dei cittadini che “abiurano” il cristianesimo e di quanti si dichiarano “agnostici” o comunque non appartenenti a nessuna delle chiese cristiane. Non è una bella cosa le prime diocesi e chiese locali protestanti dovranno cominciare a licenziare il personale.

“I dogmi non c’entrano con Gesù”
In effetti il meeting di Berlino è servito se non altro a evidenziare il nocciolo del problema cristiano in Germania (e forse anche in altre parti del mondo). E a farlo emergere in modo drammatico è stato forse il mancato dibattito sul tema dell’eucarestia. Tema reso esplicito dal teologo Hans Küng, che ha tentato (con il sostegno dei massmedia) un suo revival proprio sul palcoscenico del Kirchentag ecumenico. Dopo aver dato una definizione del cristianesimo come «orientamento a Gesù» e un seguente catalogo di richieste etiche, Küng ha infatti accusato le chiese cristiane di dividere invece di integrare: «se Gesù fosse qui non sarebbe sconcertato nel vedere che, a causa dei dogmi da esse fabbricati, le chiese che si appellano a lui si escludono vicendevolmente dalla cena della memoria?». E la performance-scandalo non si è fatta attendere. Tv e i giornali hanno aperto con la notizia che un sacerdote cattolico ha organizzato a Berlino una “Messa ecumenica” invitando pubblicamente i protestanti a partecipare alla comunione. Ovviamente la notizia è stata presentata come “una forma di protesta contro il tradizionalismo del Papa”. I responsabili del Kirchentag si sono limitati a una laconica dichiarazione in cui si segnalava che «la Messa non fa parte del programma ufficiale».

“Se l’eucarestia è un simbolo, che vada all’inferno”
Ora il dramma sembra essere emerso proprio qui: nel fatto che non si sia riuscito a mettere a tema – almeno non pubblicamente – ciò che significa “eucarestia” e che neanche i cattolici siano stati in grado di affrontare la sostanza della questione (sarebbe stato un atto di polemica rispondere a polemiche esplicite e implicite?). Eppure un acuto pensatore una volta avvertì che «l’eucarestia ha preservato il cattolicesimo dal diventare una mera Weltanschauung». Una questione non da poco: se l’eucarestia è la presenza reale del corpo e del sangue di Gesù Cristo vuol dire che Egli è presente, che la sua Presenza opera, qui e ora, e che il cristianesimo non è semplicemente una filosofia umanitaria. Ovviamente nessuno è costretto a credere nella sacramentalità della Chiesa come segno efficace della Presenza di Cristo. Però chi non ci crede deve tirarne le conclusioni e, dunque, spiegare che gli uomini si devono salvare da soli attraverso i loro sforzi morali. Solo un cieco può non vedere le conseguenze sul piano educativo, culturale e politico di una posizione così, che ha fatto da sottofondo a quasi tutte le manifestazioni berlinesi. Eh sì, perché chi sostiene che i dogmi che descrivono il mistero dell’incontro fra Dio e l’uomo sono inutili, deve anche sapere che – oltre a grandi confusioni – in questo modo apre la strada a caterve di altri dogmi che, sempre nella seria intenzione di salvare il mondo grazie all’etica, arrivano addirittura a dare rilevanza quasi sacrale alla separazione dei rifiuti per la raccolta differenziata. Occorre chiudere tutti e due gli occchi per non vedere le conseguenze di un tale pensiero. Quando si trovò a discutere con scrittori cristiani cosiddetti liberal che sostenevano l’eucarestia essere soltanto qualcosa di “simbolico” Flannery O’Connor ne trasse subito le conseguenze: «Beh, se l’eucarestia non è nient’altro che un simbolo di Cristo, allora dico: che essa vada all’inferno!».

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