L’ideologia oscura la storia
Angelo Panebianco, I segnali veri (e quelli meno), Corriere della Sera, 28 maggio.
«Queste elezioni amministrative se dicono poco sugli orientamenti politici del Paese, dicono però cose interessanti sull’insediamento “locale” dei diversi partiti. Gli elettori sarebbero irrazionali se, dovendo votare per il sindaco, si facessero tutti guidare, che so?, dalle posizioni dei candidati sulla guerra in Irak, anziché sul traffico cittadino o sul problema della quantità di “buche” esistenti nei marciapiedi e nelle strade».
I miracoli, la scienza e la forza della Chiesa, La Repubblica, 29 maggio.
Un lettore scrive a Corrado Augias: «Karol Wojtyla ha proclamato finora 474 santi e 1.316 beati. Almeno due miracoli sono necessari per diventare santo. Se ne deduce che in questi anni sono stati attestati un minimo di 2.264 eventi prodigiosi. Auspico che l’Università di Roma, che ha appena laureato honoris causa papa Giovanni Paolo II, sciolga la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, vista la sua palese inadeguatezza, e istituisca una bella cattedra dell’Impossibile». Augias risponde: «Questo Papa, che ha già dato un forte contributo al crollo dei regimi comunisti, ha operato anche una seconda rivoluzione creando santi a centinaia ogni volta che ne ha avuto “politicamente” bisogno».
Luigi Accattoli, «Giscard nega la nostra storia cristiana», Corriere della Sera, 30 maggio.
L’arcivescovo Jean-Louis Tauran, intervistato: «I Lumi che prevalgono sul cristianesimo stanno a dire che in questo preambolo l’ideologia ha oscurato la storia».
Dalla bozza del Preambolo:
«Ispirandosi alle eredità culturali, religiose e umaniste dell’Europa che, nutrita inizialmente dalle civiltà ellenica e romana, poi dalle correnti filosofiche dei Lumi, ha ancorato nella vita della società la sua percezione del ruolo centrale dell’essere umano e dei suoi diritti inviolabili e inalienabili, così come del rispetto del diritto (…)».
Commento
L’ideologia – forse perché tutti dicono che è finita e non se ne preoccupano più – sta veramente oscurando la storia. Nelle elezioni amministrative – che costituiscono indubbiamente un fatto popolare, “di base” – il problema è se ha vinto la destra o la sinistra. Nelle beatificazioni e santificazioni promosse da Giovanni Paolo II, il problema sarebbe la convenienza politica del Papa e del Vaticano. In Europa – pur di non nominare il Cristianesimo – la fondazione dell’unità culturale dei Paesi che ne fanno parte, sarebbe legata alla civiltà ellenico-romana e al secolo dei Lumi (a questo punto, dovremmo essere noi cristiani ad avere riserve sul “battezzare” un’istituzione fredda e burocratica come l’Europa). Il realismo e il suo corrispettivo paradossale – il mistero (perché la realtà è mistero) -, non esistono più. Esistono le idee, le opinioni, che danno una sicurezza apparente perché garantiscono i calcoli, che si fanno sull’oggi e sul futuro; del passato si usa quello che fa comodo. La vita però, è tutt’altra cosa, non sta dentro le definizioni: ha bisogno di apertura e di imprevisto incoercibile, per le persone e per i popoli. Meno male.
In breve, dalla stampa – dal 26 maggio al 2 giugno 2003.
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