Chi fa il padrone, perde

Di The Silver Team
12 Giugno 2003
Al momento di scrivere non sappiamo l’esito delle sfide elettorali.

Al momento di scrivere non sappiamo l’esito delle sfide elettorali. Comunque si siano concluse, il tema posto è quello di una riforma incisiva del partito e del suo rapporto con le anime che lo compongono. Nelle ultime settimane un’intervista del presidente della Compagnia delle opere Giorgio Vittadini ha suscitato parecchie reazioni. Il rapporto partito-movimenti è questione che interessa la destra come la sinistra. A suo modo, la sinistra ha tentato di affrontarlo. La Casa delle Libertà non l’ha ancora messo a tema e il ritardo è evidente.
Che cosa ha detto Vittadini? Essenzialmente ha rivendicato la libertà di poter riconoscere, al di là degli schieramenti, chi opera per il bene comune e di poter operare per il raggiungimento di quei virtuosi compromessi necessari al progredire della società italiana. La prima osservazione è che il collateralismo è finito. Morto e sepolto. Se non è morto ditecelo, che gli spariamo noi. Ognuno per la sua parte operi per il raggiungimento dei fini istituzionali propri, e si apra al confronto. La seconda osservazione è che, oggi, i partiti si giustificano per la loro capacità di riforme e non come casseforti elettorali.
A Forza Italia e ai suoi iscritti ci permettiamo di indicare qualche spunto di riflessione. Primo: il partito non è fatto di padroni di casa e di ospiti. Non c’è un partito che si rapporta alle varie anime, che pur lo compongono, trattandole come ospiti cui di volta in volta aprire o chiudere la porta in faccia. Il partito sono i suoi iscritti e le rappresentanze che esso democraticamente si dà. Punto e a capo. Se questo vale per il partito, vale anche per i suoi iscritti e i suoi eletti. Non si può stare in un partito con la sindrome dell’ex. Ex democristiano, ex socialista, ex repubblicano o ex liberale. Chi si pensa così non si assume la responsabilità di un progetto, vive perennemente sospeso e pronto al trasloco, ha una casacca ma potrebbe averne un’altra. In pratica è inutile a sé e agli altri.
Forza Italia è un progetto che qualifica l’oggi e non la nostalgia di un passato. Berlusconi come presidente di Forza Italia è una parte nella Casa delle libertà. Come presidente del Governo è il suo vertice e la sua sintesi. Berlusconi ha bisogno che il suo partito si rafforzi e deve vigilare perché nessuno introduca sia la sindrome del partito padrone sia quella dell’ex. Qualunque sia il risultato di questo primissimo test elettorale, bisogna rafforzare e rilanciare il quadrumvirato (Alfano, Bondi, Cicchitto, Scajola) e il suo lavoro per un partito che valorizzi i contributi di tutti, forte della propria identità.

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