I ragazzi di piazza Majakovskij

Di Tempi
12 Giugno 2003
Le didascalie delle foto

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A lato, un manifesto pubblicitario comparso in Urss nel 1947 che inneggiava alla nuova generazione di «giovani costruttori del comunismo, avanti verso nuovi successi nel lavoro e nello studio». Sotto, un altro manifesto del 1950 che celebra il «popolo di eroi, combattenti e costruttori».
Secondo il dissidente Jurij Burtin: «Fin dai primi passi ci avevano insegnato a guardare il mondo circostante attraverso gli occhiali della mitologia ufficiale. A questo erano finalizzate tutte le istituzioni del sistema: la scuola, dall’asilo alle aule universitarie, il komsomol, la stampa, la radio, la letteratura del “realismo sovietico”. Si può dire che l’esperimento sia riuscito? Solo in parte. Perchè proprio il destino della nostra generazione ha mostrato meglio di qualunque altra esperienza che la vita è indistruttibile, che è più astuta anche dei calcoli all’apparenza più perfetti e lungimiranti».

Al faro
Il 19 luglio 1958 in una delle piazze centrali di Mosca fu inaugurato il monumento a Majakovskij, il cantore delle rivoluzione, suicidatosi nel 1930 (nella foto piccola), che il regime aveva trasformato in un mito dell’ideologia sovietica. Proprio in questa piazza iniziarono a ritrovarsi un gruppo di ventenni per leggere poesie. Ben presto le autorità vietarono l’attività ritenendola pericolosa e non ortodossa rispetto alla visione del partito. Nel 1960 un gruppo di studenti, tra cui Vladimir Bukovskij, ricominciarono a ritrovarsi al “faro” (“Majak”). Dirà Bukovskij: «l’unica possibilità di vivere, l’unica alternativa: le letture in piazza Majakovskij come un faro richiamavano le cose migliori che c’erano nel paese».

Samizdat e Gulag
I ragazzi di piazza Majakovskij si cimentavano nella lettura di propri versi che poi venivano trascritti su foglietti fatti circolare clandestinamente di mano in mano. è da esperienze come queste che nacquero i “samizdat”, i testi proibiti dal regime, e la cosiddetta cultura informale (sopra, un’esposizione all’aria aperta). Una delle opere più lette al “Faro” era il “Manifesto umano” di Jurij Galanskov (foto qui sotto, morto in un lager nel 1972): «uscirò nella piazza e all’orecchio della città conficcherò un grido disperato… Non ho bisogno del vostro pane, impastato di lacrime. E cado e m’involo in una sorta di delirio in una parvenza di sogno. E sento nascere l’umano in me».

I processi ai “parassiti”
L’esperienza dei ragazzi di piazza Majakovskij si concluse nel 1961 con l’arresto e la condanna dei principali attivisti (nella foto a lato, Andrej Siniavskij e Jurij Daniel’ durante il processo). Molti di loro furono costretti all’esilio o morirono nei Gulag. Nella foto a colori, Iosif Brodskij, arrestato nel 1964 con l’accusa di “parassitismo”, fu internato in un Gulag per 18 mesi poi rimesso in libertà per le pressioni dell’opinione pubblica. Costretto a emigrare nel 1972, ricevette il Nobel per la letteratura nel 1987.

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