Segretari o professori?

Di Persico Roberto
12 Giugno 2003
Tempi duri per la scuola italiana. Il partito dell’immobilismo sta sferrando il suo contrattacco

Tempi duri per la scuola italiana. Il partito dell’immobilismo sta sferrando il suo contrattacco. Il decreto che stabilisce le modalità per l’avvio della riforma è fermo in un cassetto del Ministro: per quattro settimane ha tentato invano di farlo mettere all’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri, e ogni volta la discussione è slittata. Ormai i tempi tecnici per la pubblicazione del decreto sono saltati (i passaggi legislativi dall’approvazione al Consiglio dei Ministri fino all’entrata in vigore richiedono non meno di sessanta giorni). Il niet viene, ovviamente, dal Ministero dell’Economia, che non crede alle cifre della Moratti, e sospetta che l’operazione costerebbe molto di più di quanto affermano i suoi calcoli. A viale Trastevere stanno pensando di rilanciare proponendo per il 2003/04 una maxi-sperimentazione: tutte le scuole che lo vogliono possono introdurre i nuovi ordinamenti in via sperimentale. Non è molto, ma è meglio di niente. Anche qui però il problema rimane il portafogli. Se riusciranno a racimolare qualche risorsa per incentivare i volonterosi, il numero delle scuole disposte a lanciarsi potrà aumentare; altrimenti si rischia che la buona volontà da sola possa fare ben poco. Ma Tremonti è solo il generale di un esercito dell’immobilismo che ha nei sindacati le sue truppe scelte. Nella speranza di ingraziarseli, il Ministero ha concesso loro il contratto più “bulgaro” degli ultimi decenni. Un consistente aumento di stipendio (per questo i soldi ci sono, vero Mr. Tremonti?), ma nessuna innovazione dal punto di vista normativo: aumenti uguali per tutti legati all’anzianità e non al merito, equiparazione di fatto fra supplenti e insegnanti a tempo indeterminato, nessun accenno a una specificità della carriera docente rispetto alle altre figure professionali della scuola. Anzi. Perfino L’Unità ha constatato con sorpresa che «il segretario guadagna più del professore». Solo che per lei, ovviamente, la colpa è di Berlusconi (ma va là…) e non della politica dei sindacalisti di casa. Intanto, nelle scuole cresce il malumore per la questione delle 18 ore (vedi box). Il fronte decisivo, però, è il secondo canale, la vera novità della riforma. Come Tempi ha raccontato, in Lombardia già da un anno si sperimenta il nuovo sistema che integra istruzione e formazione professionale con risultati lusinghieri. Ora però ci si trova in una seria impasse. La legge 53 abroga infatti la vecchia norma che imponeva l’obbligo fino a 15 anni, ma non definisce ancora i nuovi percorsi. Siamo di fronte a un vuoto legislativo, rispetto al quale i ragazzi che terminano la terza media non sanno cosa sono tenuti a fare. Anche i corsi integrati scuola-formazione sono stati attivati per un anno soltanto, e stanno aspettando di sapere cosa li attende a settembre. Al Ministero sono decisi a siglare un accordo con tutte le regioni, in modo che il secondo canale possa partire in via sperimentale sull’intero territorio nazionale. I sindacati hanno storto il naso, ma poi ci hanno ripensato. Le trattative sono in corso, e non è escluso che si possa arrivare a un’intesa. La prossima conferenza Stato-Regioni potrebbe riservare finalmente qualche buona notizia.

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