Dal Gru alla tomba
«Non riesco a capire i traditori», racconta il colonnello Kolosov. Sarà per questo, forse, che del Dossier Mitrokhin non ha mai voluto sapere nulla. Ma ad uccidere Adolf Lyalin, che tradì 140 agenti del Kgb, non ce l’ha proprio fatta. «Mi arrivò un cablogramma da Mosca con l’ordine di uccidere Lyalin – racconta Kolosov. Eravamo a Firenze, in strada. Avevo con me una pistola con il silenziatore ed il colpo in canna pronto per essere sparato. Ma all’ultimo momento ho cambiato strada». Alla richiesta di spiegazione dei suoi capi, rispose che non era sicuro che quell’uomo fosse proprio Lyalin. «Lyalin tradì 140 spie – continua il colonnello -, ma non me. A Mosca mi chiesero perché. Perché? Forse perché i mascalzoni non son del tutto mascalzoni». Cristiano ortodosso, Kolosov sta scrivendo un libro dal titolo Non uccidere. Ne ha già scritti cinque, più venticinque pubblicazioni di varia natura. E ancora oggi tiene lezioni nelle scuole di spionaggio di Mosca. Rivelerà mai i suoi segreti? «I pochi che custodisco – risponde il colonnello – li porterò con me nella tomba». Forse ricorda più di quel che dice, o sa più di quel che vuole far credere. I suoi occhi azzurri custodiscono un’infinità di ricordi. Ma probabilmente alla Storia non darà questa soddisfazione.
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