Il pellegrino in ginocchio

Di Ronzoni Emmanuela
19 Giugno 2003
Le sculture di Varda Yatom sono l’esito di molteplici ricerche, tutte profondamente correlate

Le sculture di Varda Yatom sono l’esito di molteplici ricerche, tutte profondamente correlate tra loro ed ancora in fieri: la ricerca di un’identità di donna, di madre, di artista, individuale ma anche universale – la ricerca cioè dell’uomo e della sua condizione sulla terra – e allo stesso tempo l’affermazione, sofferta ma radicata, di un’identità, di un’appartenenza: quella al popolo d’Israele e alla sua storia. Appiglio precario per la sua stessa natura, nomade, drammatico. Protagonista della sua opera è perciò l’uomo pellegrino: che prega in ginocchio, che cammina oppresso dal suo fardello, che alza lo sguardo a cercar le stelle, che cerca la sua mèta. Un uomo instancabile viaggiatore anche quando è apparentemente fermo, come nelle sue navi carcasse incagliate, che ne sono il simbolo per eccellenza; che prega anche quando ne sarebbe impedito, dalla posizione innaturale e perché ha mani e piedi legati. E quando assume il volto e le fattezze di un bambino o di un feto, i suoi occhi chiedono il perché a chi lo guarda. E le sue colonne, Still silence, innalzano la preghiera direttamente a Dio. Ancora in attesa della risposta.
Emmanuela Ronzoni

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