Liberia, Villepin colpisce ancora
Mai richiesta di un intervento militare Usa era stata più corale: la società civile di Monrovia, la Comunità degli Stati dell’Africa occidentale, lo stesso presidente della Liberia, ormai appeso ad un filo, Charles Taylor chiedono agli Stati Uniti di mettersi alla testa di una forza di interposizione da schierare nella Liberia in piena guerra civile. Ma G. W. Bush nicchia, ripete che Taylor deve dimettersi, come era stato concordato durante i negoziati di pace interrotti, e rimanda l’eventuale partecipazione Usa al momento in cui i liberiani avranno già raggiunto da sé un accordo. Forse la ritrosia americana è dovuta al fatto che al coro di cui sopra si è aggiunta una voce stonata alle orecchie di Washington: quella del ministro degli Esteri francese Dominique de Villepin. Costui ha scelto l’argomento peggiore per convincere gli Usa: ha spiegato che, come Francia e Regno Unito si erano assunti le loro responsabilità per riportare la pace nelle loro ex colonie di Costa D’Avorio e Sierra Leone, così gli Stati Uniti avevano un ruolo da svolgere in Liberia. Peccato che la Liberia sia stata, nella storia degli Usa, l’esatto contrario di una colonia: è stata la terra che gli americani hanno procurato ai loro ex schiavi neri per vivere liberi in Africa. I quali infatti dedicarono la capitale al presidente Monroe.
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