Ratzinger: la fede è un incontro
«Le religioni sono davvero tutte uguali? Il relativismo è davvero il presupposto necessario della tolleranza?». Questi sono gli interrogativi che affronta il nuovo libro del cardinale Joseph Ratzinger, “Fede, Verità, Tolleranza. Il cristianesimo e le religioni del mondo”, che sarà a giorni nelle librerie per i tipi dell’editore pisano Cantagalli e che è destinato a rinfocolare polemiche e discussioni sulla pretesa cristiana di essere l’unica sicura via alla verità e felicità della vita. Ecco, del volume ratzingeriano, uno dei passaggi più suggestivi.
«Per poter divenire cristiano, Agostino dovette – e il mondo greco-romano dovette – compiere un esodo, mediante il quale però riebbe in dono ciò che aveva perduto. L’esodo, la frattura culturale, col suo “morire per rinascere”, è un tratto fondamentale del cristianesimo. La sua storia ha inizio con Abram, con l’imperativo che viene da Dio: “Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre” (Gn 12,1). L’esodo di Israele dall’Egitto, il vero e proprio evento fondativo del popolo di Israele, è anticipato nell’esodo di Abram, che come tale è stato anche una frattura culturale. Nella linea della fede di Abram, anche della fede cristiana possiamo dire che nessuno se la trova davanti come cosa già sua. Non viene mai da quel che è nostro proprio. Irrompe dal di fuori. È sempre così. Nessuno nasce cristiano, nemmeno in un mondo cristiano e da genitori cristiani. Il cristianesimo può avvenire sempre solo come nuova nascita.(…) La fede cristiana non è prodotto delle nostre esperienze interiori, ma un evento che ci viene incontro dal di fuori. La fede poggia sul fatto che ci viene incontro qualcosa (o qualcuno) a cui la nostra esperienza di per sé non riesce a giungere. Non è l’esperienza che si amplia o si approfondisce – come nel caso di modelli rigorosamente “mistici” – ma è qualcosa che accade. Le categorie di “incontro”, “alterità” (altérité: Lévinas), “evento”, descrivono l’intima origine della fede cristiana e indicano i limiti del concetto di “esperienza”. Indubbiamente ciò che ci tocca ci procura esperienza, ma esperienza come frutto di un evento, non di una discesa nel profondo di noi stessi. È proprio questo che si intende col concetto di Rivelazione: il non-proprio, ciò che non appartiene alla sfera mia propria, mi si avvicina e mi porta via da me, al di là di me, crea qualcosa di nuovo. Questo è ciò che determina anche la storicità della realtà cristiana, che poggia su eventi e non sulla percezione della profondità del proprio intimo, che poi è quel che si chiama “illuminazione”».
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