Perché il premio ad Angelica e Samar
Nella drammatica storia di Abramo – che è alle origini di tutti noi – si legge che il patriarca, davanti alla prospettata distruzione di Sodoma, si lanciò in una vertiginosa trattativa con l’Onnipotente. Fino a ottenere da Lui che la città non fosse distrutta se vi si fossero trovati dieci giusti. Aleksandr Solzenicyn, evocando questo episodio biblico in un suo racconto, La casa di Matriona, conclude che proprio quella donna, Matriona, era colei grazie alla quale il villaggio poteva esistere. Ho voluto ricordare queste due immagini perché sono quelle che a me vengono sempre in mente quando penso ad Angelica e Samar. Una città, un popolo, una nazione, uno Stato, non sono solo entità politiche, istituzionali, economiche. Si dissolverebbero se fossero solo questo. Hanno bisogno di un’anima che dia loro vita. Per chi si sia imbattuto nei volti di queste due donne, nelle loro storie, appare evidente che esse fanno emergere l’anima luminosa dei loro popoli. Il fatto che esistano persone come loro significa che il Buon Dio ha un progetto buono per i loro due popoli, che hanno una speranza, che hanno un destino di pace. E che ce l’hanno insieme. Per chi abbia colto la luce dei loro occhi e la luce che rappresentano per i bambini e i giovani vulnerati dal dolore con cui vivono e lavorano – vivendo entrambe una maternità spirituale che è forse ancora più grande della pur grandissima maternità biologica – risulta chiaro che odio e violenza non sono l’ultima parola sul mondo. Non c’è una maledizione su quella terra che ha dato tanto alla storia umana, non c’è una maledizione che condanna tutto e tutti alla distruzione. Si ritiene sempre che siano le élite politiche a dover risolvere i problemi. Ma invece quello che è veramente decisivo, su tutto, è ciò che viene seminato nei cuori, soprattutto nei cuori dei bambini, nelle anime dei giovani. Angelica e Samar sono delle silenziose seminatrici di umanità, quindi sono il volto della speranza. Penso che il Buon Dio vedendo i volti di persone come loro benedica i loro popoli.
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