La meglio gioventù

Di Simone Fortunato
17 Luglio 2003
Sceneggiato pasoliniano di un’umanità viva ma già sconfitta

Quaranta anni di storia italiana visti attraverso gli occhi di due giovani fratelli.

Tristissimo sceneggiato di pur buona fattura, diretto dal pasoliniano Marco Tullio Giordana (I cento passi). Quarant’anni di storia italiana raccontati in poco meno di sei ore: Giordana punta in alto ed affida alla coppia di sceneggiatori Rulli e Petraglia un testo che sia nascostamente ideologico e sufficientemente accattivante. Il risultato c’è ed il film si vede, anche grazie ad un cast interessante (su tutti i due attori protagonisti) e ad un testo fluente, ma non privo di omissioni: è grave che in quarant’anni di storia italiana, ci sia spazio per tutto e tutti ma non per la Chiesa, ridotta ad essere rappresentata da un prete – macchietta. Ma quello che più intristisce è il ritratto di un’umanità interessante e “viva”, abituata a battaglie civili e politiche, ma destinata alla sconfitta e sepolta sotto tonnellate di dolore e di fatica di cui non si conosce il senso. Come se i sogni di felicità e di bene non potessero durare oltre l’adolescenza e come se la vita, con il suo carico di gioia, dolore e di morte, in fondo in fondo, fosse un gran fregatura.

di M. T. Giordana
con L. Lo Cascio, A. Boni

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