Il risolutore

Di Simone Fortunato
24 Luglio 2003
Un Charles Bronson senza baffoni

Un agente della Dea in lotta contro i narcotrafficanti che gli hanno ucciso la moglie.

Pessimo titolo per un pessimo film. Un agente della narcotici si improvvisa giustiziere della notte contro una banda di trafficanti che gli hanno ucciso la moglie amata. Che novità: Charles Bronson ci ha tormentati abbastanza con l’immagine del giustiziere (prima maturo, poi sempre più attempato, infine decrepito), in lotta contro un sistema di ingiustizia, per non doverne subire un altro, per di più senza baffoni. Scialbo film di serie B, diretto da un discreto specialista di action movies (Il negoziatore), che, in mancanza di storia e dialoghi, punta tutto sul muscoloso protagonista. Ma Vin Diesel è una creatura non ancora ben identificata: ha un nome da alcolizzato, un cognome da impiegato della Shell ed i connotati di un noto cantante italiano; è comparso sul pianeta Terra in un film (Pitch Black) in cui non si capiva bene se era buono o cattivo, se parlava o ringhiava, se era un mostro o un essere umano; ha sfoderato una carriera mediocre (Fast & Furious, XXX), mostrando bicipiti, sguardi truci e riuscendo a recitare peggio di Steven Segal. Poi, quando gli capita l’occasione della vita (il fortunato sequel di Fast & Furious), vi rinuncia per fare un film da quattro soldi.
di F. Gary Gray
con V. Diesel, L. Tate

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