Femminismo musulmano

Di Jacob Giovanna
14 Agosto 2003
Shwaima ha un bel dire che l’islam «ha dato pieni diritti alla donna da 14 secoli

Shwaima ha un bel dire che l’islam «ha dato pieni diritti alla donna da 14 secoli, senz’altro più di quello che è riuscito a fare il mondo occidentale, che ha reso la donna un oggetto di piacere. La donna, nell’islam, vota da molti più anni di quanto non faccia qui da voi e non ha ottenuto questi diritti perché è diventata femminista, ma perché così ha detto Dio attraverso il Corano. Mentre le altre società per anni hanno dibattuto se la donna avesse l’anima, l’islam ha sempre detto che uomini e donne sono uguali di fronte a Dio» (U. Galimberti, “Noi e l’Islam”, D la repubblica delle donne, 3153). Ma se è vero che la donna musulmana è emancipata da prima del femminismo, non si capisce perché le femministe arabe, invece di essere trattate come delle ritardatarie, sono osteggiate, processate e spesso condannate a morte. Quando Il 20 marzo 2001 è stata terminata a colpi di mitra Hedaya Sultan Al Salem, la prima donna giornalista del Kuwait direttrice del settimanale Al Majalis. (cfr. M. Allam, Repubblica, 1101). Dal paese in cui gli innamorati respinti e i mariti insoddisfatti usano sfigurare le donne con l’acido proviene la scrittrice Taslima Nasreen. Se finora la Nasreen, che vive sotto protezione, è riuscita a scampare a diversi tentativi di assassinio, invece la scrittrice femminista turca Konka Kuris non è stata così fortunata. Un brevissimo trafiletto di Repubblica (2312000) ci informava che i resti del suo corpo, orrendamente seviziato, sono stati trovati in uno dei cimiteri di Hezbollah nell’Anatolia centrale.

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