L’ozio è denaro

Di Pavarini Maria Cristina
14 Agosto 2003
la pigrizia è un’arte e una scuola di pensiero. non sembra, ma far niente può portare guadagni. basta saperlo teorizzare

Time is what you make of it, ovvero “saper usare il tempo dipende da te”. Così suona uno degli slogan più amati da Swatch, marchio svizzero d’orologi noto per la sua filosofia “usa e getta”, o almeno vicina all’idea che ogni occasione è buona per acquistare un orologio. Time is money, “il tempo è denaro”, è vero. Tuttavia, la nuova frontiera da esplorare sembra essere, ormai, quella di rallentare. La noia forzata appare come l’alternativa indispensabile per vivere meglio.

Piccola filosofia della noia
Le sfilate di moda maschile e femminile Autunno/Inverno 2003/2004 sono state concordi nel presentare la vestaglia come il capo indispensabile per iniziare – ma anche terminare, o, magari, condurre – la vita quotidiana. Il marchio inglese di camicie Ben Sherman, a modo suo, sottolinea quanto sia importante prendersi momenti di pausa, più o meno tranquilli. L’importante è saper evadere. Per questa ragione Ben Sherman riconosce un nuovo stile di vita e un nuovo consumatore, il weekender, o “weekendista”. Soprattutto d’estate, secondo la filosofia di questa linea di camicie, occorre poter abbandonare orari come le “nove-diciotto”, frequentare luoghi affollati, uscire dalla vita normale e magari andar fuori di testa. Si capisce che sono molti i seguaci della nuova – ma non troppo originale, né sana – filosofia di vita anche in Italia. Basta pensare allo stile di guida di molti nostri weekendisti: raramente rallentano, né si preoccupano del punteggio delle loro patenti. L’intero sistema-moda ansima e sente il bisogno di frenare dopo essersi sottoposto a una complessiva “McDonaldizzazione”.
A sostenere questa teoria è Michelle Lee, autrice del libro Fashion Victim. Secondo Lee, grandi catene di negozi come Zara, Hennes & Mauritz e Mango (ormai tutte presenti anche in Italia da settembre) producono collezioni a getto continuo e spingono a consumare sempre più moda, poiché venduta a prezzi concorrenziali da questi negozi-fast-food. La McFashion, la moda “mordi e fuggi” come spiega l’autrice, ha il difetto di essere diventata pre-pensata, pre-cotta, senza creatività e senza originalità. Compri, indossi e in una settimana abbandoni tutto senza rimorsi. C’è troppa moda McFashion e, come gli hamburger, può essere nociva perché rischia di danneggiare l’individualità. Al contrario, l’esercizio della lentezza può rappresentare un vero cambio di prospettiva. La norvegese Lars Svendsen, ad esempio, ha scritto un trattato filosofico, Piccola filosofia della noia. Dopo un anno di riflessione, partendo da Kierkegaard passando attraverso Heidegger, la studiosa nordeuropea è arrivata a riconoscere il valore dell’ozio creativo e a definire alcuni princìpi secondo i quali il silenzio, la riflessione e il vuoto fisico e mentale permettono di trovare una sorta di pace interiore. Anche la fotografa francese Catherine Laroze è riuscita a realizzare un progetto incentrato sul dolce far niente. Si tratta d’un libro, già best-seller in Francia, d’immmagini dedicate all’arte dell’ozio (L’art de ne rien faire). Tuttavia, non si tratta dell’unica guida destinata ai nuovi pigri del terzo millennio. La statunitense Karen Salmansohn ha saputo adeguarsi agilmente al nuovo stile di vita e di non-lavoro. La scrittrice ha, infatti, pubblicato il libro “Come cambiare la tua vita non facendo assolutamente niente”. Nike is wrong. Just do nothing (“Nike si sbaglia. Non fare niente”) è l’incipit del libro che ama scherzare con il noto slogan di Nike Just do it. Con abilità e humour l’autrice ha saputo riunire alcuni spunti divertenti senza compiere grandi sforzi, per una resa massima – da vera professionista dell’ozio quale è.

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