God bless Hollywood
E’ stata una buona annata per il cinema internazionale ed italiano: quattro capolavori ed un gruppo non esiguo di film interessanti sono un’eccezione in un panorama che, da qualche anno, ci ha abituato a raschiare il fondo del barile.
Almeno quattro i film imperdibili: Le due torri, secondo capitolo della saga di Tolkien, firmato dal sempre più sorprendente Peter Jackson; il (giustamente) pluripremiato Il pianista di Roman Polanski, duro e coinvolgente, ed il rabbioso La 25ma ora di Spike Lee, grido di dolore di un’America smarrita dopo l’11 settembre. Ma la vera sorpresa è stata un’altra: Io non ho paura di Gabriele Salvatores, capolavoro struggente di un regista che negli ultimi anni sembrava aver perso la bussola.
Film e pop corn
E poi tanti altri film imperfetti ma interessanti, utili per comprendere un pezzo di reale o passare una bella serata: il romanticismo de L’uomo senza passato o la nostalgia di L’uomo del treno, quasi complementari nel raccontare la tensione dell’uomo ad essere amato. Lo splendido documentario Essere e avere, girato interamente in una scuola elementare ed il caustico Bowling for Columbine, sul business delle armi in America, firmato da Michael Moore, uomo di estrema sinistra eppure intelligente (eccetto che – salendo sulla passerella tra i premiati dalla “multinazionale” hollywoodiana – per quella sua noiosa e spocchiosa posa di predicatore No global nella serata degli Oscar). È stata anche la stagione del ritorno in grande stile di Steven Spielberg e dei suoi perfetti Minority Report e Prova a prendermi e di Sam Mendes con il sottovaluto e glaciale Era mio padre. E ancora, sono da vedere il thriller Insomnia con l’effervescente duetto Pacino-Williams; il frizzante musical Chicago ed il sempreverde (e sempre più umano) Eastwood con il suo Debito di sangue. Da ricuperare in videocassetta dopo fugaci apparizioni al cinema, l’esordio di Denzel Washington dietro la macchina da presa con Antwone Fisher, storia di un marinaio alla ricerca della madre, interessante sul piano educativo; l’australiano e coinvolgente La generazione rubata ed il maledetto Autofocus di Paul Schrader, sull’ascesa e la caduta di una star televisiva, schiacciata dal peccato.
Un amen per Magdalene
Il cinema italiano si è difeso bene: La finestra di fronte di Ozpetek è un buon film e centra la questione affettiva; meno bene l’ultimo di Muccino, Ricordati di me, troppo superficiale per colpire veramente. Pupi Avati, dopo il deludente I cavalieri che fecero l’impresa, si riscatta con il delicato Il cuore altrove, con cui scopre un attore vero (Neri Marcoré) e rilancia l’impagabile Nino D’Angelo. E non è per niente male La meglio gioventù di Giordana.
È stato però anche l’anno dell’ennesimo, gratuito attacco contro la Chiesa: dopo i film dello scorso anno contro Pio XII (Amen), contro Giovanni Paolo II (I banchieri di Dio), e contro il potere della Chiesa tutta (L’ora di religione), e dopo il farneticante The Body (in cui un prete scopre i resti di Cristo), è stata la volta dei conventi lager di Magdalene (Leone d’oro all’ultima Mostra di Venezia) e del blasfemo Dogma.
E quando non c’è di mezzo la Chiesa, il bersaglio è la persona, distrutta moralmente e fisicamente attraverso film come Ken Park (un’overdose di sesso esplicito e violenza, osannato dalla critica imperante) o il filone demoniaco nichilista di film come Darkness, Second Name, Requiem.
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La nuova stagione è però già alle porte e sono almeno tre i titoli su cui puntare: Il ritorno del re (ultimo capitolo de Il Signore degli anelli), Dogville di Lars Von Trier con la Kidman ed il vincitore morale dell’ultimo festival di Cannes, Mystic River dell’ultimo grande eroe di Hollywood, Clint Eastwood.
Il peggio di stagione? “Travolti…” e Raul Bova
Sorvolando su film come 2Fast2furious, XXX, Il risolutore, Charlie’s Angels 2, Halloween, il vero dilemma è assegnare il premio per il peggior film dell’anno. Candidati, sin troppi: gli italiani hanno fatto, come sempre, la parte del leone, sfoderando film come AAA Achille, Un Aldo qualunque, Il quaderno della spesa, Andata e ritorno con Flavia Vento (peggior attrice dell’anno assieme alla Bellucci di Matrix 2), BB e il cormorano (con Luce Caponegro, in arte Selen), La vita come viene. Ma anche all’estero non hanno scherzato: follie come Black Knight, 110 e frode, Missione coccodrillo, Kangaroo Jack, Le boulet – In fuga col cretino, mentre stiamo scrivendo, giacciono in qualche sottoscala di qualche magazzino, in attesa di essere mandati al macero. Ma su tutti svetta il mai troppo stroncato Travolti dal destino, noiosa commedia interpretata dalla sempre meno verde Madonna e dall’inguardabile figlio di Giancarlo Giannini, remake di uno dei film meno brutti della mediocre Lina Wertmuller, regista giustamente (quasi) ignorata in patria e, chissà perché, osannata oltreoceano. Scontato invece il premio per il peggior attore a Raul Bova: la sua performance ne La finestra di fronte è stata più imbarazzante del solito.
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