Fratelli coltelli musulmani

Di Madama Enrico
04 Settembre 2003
“Lo strano doppiopesismo malese con i fuggitivi acehnesi”

Nella regione indonesiana di Aceh continua la lotta che contrappone indipendentisti locali e forze governative. La campagna militare in corso ha già causato più di mille vittime e oltre 40mila rifugiati. Tra questi ultimi, molti cercano di trovare scampo in Malaysia, nel tentativo di raggiungere l’ufficio Onu per i rifugiati nell’isola di Penang. Sfortunatamente, non sembra che il governo malese sia interessato a collaborare alla protezione di questi fuggitivi, piuttosto invece sembra disposto ad utilizzare i metodi pesanti per rimandarli a casa. Va ricordato che la Malaysia non ha sottoscritto la Convenzione Onu del 1951 sui rifugiati e manca anche di una propria legislazione apposita; di conseguenza non ci pensa due volte ad equiparare i rifugiati a semplici immigrati clandestini, suscettibili di imprigionamento, multe, fustigazioni e in ultimo deportazione, che in questo caso significa riconsegnarli alle autorità indonesiane con gravissimo pericolo delle loro vite. Tutta questa storia sarebbe semplicemente tragica se non fosse che il governo malese si è sempre dimostrato “sensibile” alle cause di poveri fratelli musulmani perseguitati ospitando rifugiati dalla Bosnia, dalle Filippine, dall’India e più dall’Irak. Eppure tanta pubblicizzata solidarietà non sembra valere per i vicini di casa acehnesi, anch’essi nel loro piccolo fratelli musulmani. E anch’essi nel loro piccolo perseguitati ma, per loro sfortuna, non da un qualche infame e violento paese cristiano, bensì dal più popoloso Stato musulmano del mondo. Da qui, insieme con la prospettiva di decine di migliaia di disgraziati di cui dover prendersi cura invece che dei soliti selezionati rifugiati di rappresentanza, il fastidio delle autorità malesi nei confronti dei fuggitivi acehnesi e la determinazione ad evitare situazioni scomode e potenzialmente pericolose.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.