J’accuse anti-giacobino
“Ma dove sono finiti gli intellettuali cattolici?”. È la domanda che introduce una serie di interviste e articoli pubblicati dal quotidiano Le Figaro tra il 18 di agosto e il 28 dello stesso mese e che hanno come tema conduttore “Il pensiero cattolico e protestante tra disincanto ed effervescenza intellettuale”. Il contenuto di questa serie di articoli è interessante perché mostra alcune delle preoccupazioni comuni ad alcuni dei firmatari degli articoli e tra queste la critica per la scelta del governo francese, che non vuole inserire nel preambolo della Costituzione europea il riconoscimento sulle radici giudeocristiane della civiltà europea. Sulla questione ecco cosa scrive Chantal Delsol, direttrice del dipartimento “Aree culturali e politiche” dell’università di Marne-la-Vallée, nella regione parigina: «se l’evocazione delle radici cristiane è stata espulsa dai testi di riferimento europei, è chiaramente sotto l’influenza della Francia (…) un paese in cui la laicità corrisponde ancora a un anticlericalismo primario e arrogante, e l’ateismo vi è considerato come il fiore all’occhiello del Progresso, come nei tempi lontani, nel 1793, o in quelli del comunismo militante». E contro questa “amnesia che rinnega il passato” Guy Coq, saggista, ricorda l’importante contributo dato da Peguy che «rappresenta ancora oggi l’ideale dell’intellettuale credente. È il grande scrittore che unisce in molti dei suoi scritti una forte impronta storica e culturale e una rara capacità di esprimere l’esperienza del credente. Su numerosi temi, dalla speranza all’incarnazione, passando per la grazia, e senza omettere il difficile dibattito della fede e della civilizzazione, esprime con forza la specificità cristiana. Peraltro, che militante della Repubblica, della democrazia e della laicità!». «Di cosa si parla quando si parla di cristianesimo?», si chiede Hervé Pasqua, direttore dell’Istituto universitario cattolico di Rennes, che prosegue: «Se si vuole veramente parlarne bisogna guardarlo così come si mostra. Non seguendo le azzardate e rischiose interpretazioni degli ideologi, che il più delle volte si contraddicono, ma attraverso il Vangelo, attraverso i padri della Chiesa e attraverso la sua esperienza bimillenaria. (…) Se la religione è un’opera educativa che impedisce di pensare, come afferma Freud, che fare di Origene, di Cirillo, di Attanasio, di Gregorio, di Girolamo, di Agostino? Il cristianesimo dà da pensare, e così forte che senza di lui il pensiero diventa un “pensiero debole”».
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