La smentita di Sessa e l’indagine di Belgrado

Di Bottarelli Mauro
25 Settembre 2003
Prima di tutto, il diritto-dovere di smentita. «Gentile direttore, sul numero 9 del suo settimanale uscito l’11 settembre

Prima di tutto, il diritto-dovere di smentita. «Gentile direttore, sul numero 9 del suo settimanale uscito l’11 settembre è stato pubblicato a pagina 17 un articolo a tutta pagina sul caso Telekom Serbia dal titolo “Telekom, adesso spunta Serpicus” con una mia fotografia… Desidero al riguardo far presente anche a Lei, come faccio con altri giornali, che non ho mai scritto per Limes con il mio nome o con pseudonimi, e, più in particolare, che non ho mai utilizzato il nome “Serpicus” per quella rivista o altre pubblicazioni». La firma in calce al fax è quella di Riccardo Sessa, direttore generale della Farnesina per i paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente e già ambasciatore italiano in Jugoslavia dal 1998 al 1999 e la data è del 16 settembre: prendiamo atto, anche se cinque giorni per una smentita sono quantomeno irrituali essendo la nostra notizia stata anticipata anche da quotidiani nazionali. Tant’è, Sessa non è Serpicus (che pare destinato a restare nel mistero più totale) ma la vicenda Telekom Serbia non sembra volersi abbassare di volume. Anzi. Questa mattina una prima delegazione della Commissione d’inchiesta è partita alla volta di Belgrado dove, in tandem con una seconda rappresentanza che partirà il 30 e resterà fino al 3 ottobre prossimo, interrogherà molti ex uomini di governo, boiardi di Stato e uomini politici dell’epoca incriminata. Un fatto importante, che innervosisce molto l’opposizione almeno quanto la notizia dell’apertura di un’inchiesta sul caso da parte del ministero della Giustizia serbo. Un super-pm jugoslavo è infatti incaricato di scartabellare tra i faldoni in possesso di Carla Del Ponte a l’Aja al fine di trovare prove e riscontri “della più grande rapina del secolo per l’economia jugoslava”. C’è agitazione per questo lavoro incrociato Roma-Belgrado, un’agitazione esemplificata dalla capriola giudiziario-giornalistica (degna di “Oba Oba” Martins) compiuta da l’Espresso per far ricadere sul primo governo Berlusconi l’avvio dell’operazione di acquisizione delle tlc serbe nel 1994. La paura è tanta: se Belgrado porterà prove di quanto accaduto dal punto di vista politico e finanziario, si scoperchierà infatti il pentolone delle privatizzazioni “made in Ulivo”. E allora altro che Tangentopoli…

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