Fi-Udc. Prove di lista unica per l’Europa

Di The Silver Team
01 Ottobre 2003
Il tema è impegnativo: “verso il partito popolare europeo”

Il tema è impegnativo: “verso il partito popolare europeo”. Ne parleranno, sul palco alla Festa di Forza Italia a Milano, Sandro Bondi, fresco di nomina a coordinatore nazionale del partito, e Roberto Formigoni, che quella nomina ha caldeggiato, insieme a Fabrizio Cicchitto e Francesco D’Onofrio.
Presidente Formigoni, non passa occasione senza che Sandro Bondi non ripeta la sua volontà di immaginare e costruire Forza Italia come “partito leggero”. Ma questo non cozza con la richiesta dei militati di un partito più radicato sul territorio?
No. Un partito leggero è il contrario di un partito sradicato dal territorio. Significa semplicemente un partito non fatto dagli apparati e che valorizza gli eletti nelle istituzioni, i militanti e gli iscritti. Con questa sua insistenza, tra l’altro, mi sembra che Bondi dimostri di aver chiaro cosa fare e di conoscere molto bene la materia su cui dovrà mettere le mani.
Sia lei, sia Bondi, auspicate una lista unitaria del centro-destra per le prossime europee in previsione di un partito unico. Ma ciò non contraddice l’immagine di un “partito leggero”?
è chiaro che stiamo parlando di processi lunghi. Ciò non significa non avere chiaro fin d’ora dove si dovrà andare. Dobbiamo costruire un partito unitario di centro che un domani potrà aprirsi anche ad An e, perché no, a singoli esponenti e personalità del centro-sinistra. L’importante è comprendere che il maggioritario, da un canto è una scelta irreversibile, dall’altro è ancora tutto da compiere. Perciò – ed è questo il punto – va guidato. E non può essere guidato se non da un centro moderato. Dobbiamo lavorare per il centro moderato. Se Fi e Udc fanno il primo passo, gli altri seguiranno.
Lei dice: “il maggioritario è una scelta irreversibile”. Ma da più parti si levano voci critiche…
Il maggioritario ha molte frecce al suo arco. Per esempio, a livello locale, ha fornito buona prova nel garantire la stabilità. Il problema, casomai, è non pensare che qualsiasi ingegneria istituzionale possa di per sé garantire quello che invece spetta alla politica. È l’intelligenza politica che guida i sistemi politici. Occorre una visione lungimirante del bipolarismo: costruzione di schieramenti che si legittimano sulla scorta di alcuni princìpi cardine condivisi e che, proprio per questo, possono contrapporsi e confrontarsi dialetticamente. Certo, se lo sport nazionale è quello di delegittimare l’avversario…
E veniamo a Forza Italia, dove né lei, né Bondi volete sentir parlare di correnti. Perché?
Perché anche volendo Forza Italia non può essere l’assemblaggio di vecchi partiti e di vecchie correnti. È un fenomeno politico nuovo che ha ridato spazio a tradizioni culturali politiche che rischiavano di essere spazzate via. Piuttosto, sono convinto che la ricchezza democratica ha e avrà sempre più come sua culla il federalismo. Più che alle correnti a me piace pensare a uno scenario fatto da una rete di realtà locali che dialogano fra loro e che si offrono al confronto costruttivo con il governo nazionale. Ad ogni modo, la prima cosa da capire è che senza Berlusconi non si va da nessuna parte.

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