E’ santo l’apostolo dei sudanesi

Di Tiboni Pietro
01 Ottobre 2003
Il felice evento della canonizzazione di Daniele Comboni il 5 ottobre p.v. è stato favorito

Il felice evento della canonizzazione di Daniele Comboni il 5 ottobre p.v. è stato favorito da un miracolo da lui compiuto per accelerare i tempi. Egli infatti, rispondendo alle preghiere della missionarie comboniane di Khartoum e dei parenti musulmani, ha compiuto il miracolo di una guarigione nella signora musulmana Lubna Abdel Aziz, madre di cinque figli. è un atto conforme allo stile del Comboni quando era in vita. Di lui infatti si narrano fatti prodigiosi come la guarigione di una ragazza musulmana epilettica e lo sgorgare dell’acqua nel deserto davanti agli occhi stupiti dei cammellieri che stavano morendo di sete (…). La prima preoccupazione del Comboni è la rigenerazione della Nigrizia facendo in modo che i neri siano costituiti in Chiesa. Ovunque partendo da schiavi e povera gente africana dà origine a questa presenza povera e misteriosa. Nello stesso tempo egli ha grande cura e amore per il paese dove è e per i suoi abitanti in prevalenza musulmani. Questa opera del Comboni è prima di tutto portata avanti dagli africani stessi. Sono essi infatti che, emigrando nel Sudan del nord ed in Egitto, riempiono questi paesi di una presenza di Chiesa povera e stupenda. Il Papa Giovanni Paolo II ha voluto sottolineare questo fatto creando Cardinale l’arcivescovo di Khartoum Gabriel Wako Zubeir. Personalmente ho insegnato filosofia e arabo a Mons. Zubeir e a quel tempo ricordo che un prete mahdi (etnia sudanese – ndr), p. Avellino, diceva di fronte al progetto arabo di islamizzare tutto il Sudan: «Saremo noi a invadere tutto il nord e a rendere presente la Chiesa ovunque». A quel tempo (1960) le missioni nel nord erano ancora molto misere e comprendevano pochi siriani o altri stranieri e un piccolo nucleo di africani, ma ora tutto è cambiato nella linea indicata da p. Avellino e chi visita Khartoum resta colpito dalla vivacità della Chiesa africana presente. Nello stesso tempo i missionari e le missionarie comboniane hanno sviluppato una grande attività di educazione per tutti e direi in modo prevalente per i musulmani, continuando la cura e l’opera del Comboni verso i musulmani.

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