Caro direttore, noi insegnanti

Di Tempi
08 Ottobre 2003
Come siamo ridotti male noi insegnanti se qualcuno di noi è pronto ad accettare il vieto

Come siamo ridotti male noi insegnanti se qualcuno di noi è pronto ad accettare il vieto pregiudizio secondo il quale gli insegnanti lavorano troppo poco e a chiedere di lavorare più e male pur di avere qualche euro in più in busta paga. Dico “lavorare male” perché un insegnante che considera finito il suo lavoro quando esce dalla classe non è certo di quelli cui affiderei volentieri i miei figli. La seconda: se proprio vogliamo fare i conti in tasca agli insegnanti e calcolare quanto lavorano, cominciamo a introdurre qualche distinzione tra gli insegnamenti (…). E allora dovremmo metterci a discutere di beghe meschine, che finora siamo riusciti ad evitare: io lavoro di più, lui lavora di meno, quanto si impiega a correggere un compito di Italiano piuttosto che uno di matematica… e gli insegnanti di religione che non devono nemmeno dare voti… Mi vien da dire: caro ministro e società tutta, o riconoscete la specificità del lavoro dell’insegnante, che non si può misurare in modo puramente quantitativo, o tenetevi i vostri quattro soldi e lasciateci lavorare bene come, nella stragrande maggioranza, abbiamo sempre fatto!
Maria Grazia Casaliggi, Pavia

Ben detto. Noi diremmo anche: Stato, liberaci dal titolo legale degli studi e restituisci la scuola alla libera alleanza di insegnanti, giovani e genitori.

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