Rockettari pinocchi
Ma come sono piccini i 29 artisti italiani del rock che si sono offesi per le parole di Gianfranco Fini su droga e cantanti e hanno preso carta e penna per dire che loro no, non ci stanno a passare per untori, e che «Nessun artista “propaganda” o “incita” dal palco il suo pubblico a fare uso di sostanze stupefacenti». Davvero, nessuno? E i mitici Pitura Freska, profeti del reggae veneziano che approdarono perfino a Sanremo con “Papa nero”? Il terzo album, “Yeah”, mostrava in copertina un pacchetto tipo quello delle sigarette con un’enorme foglia di marijuana al posto dell’etichetta e la scritta «Giova enormemente allo spirito». Cantavano: «Venesia senza fabriche saria più sana, na’ giungla de panocie pomodori e marijuana». E nel primo album, “Na bruta banda” (200mila copie vendute), nella celebratissima “Marghera” il recitativo esordiva: «Pensè gente, ogni anno in Italia muore 30 mila persone de alcol,… ricordeve, de marijuana no xè mai morto nissuni!», e il cantato: «Costruisse armi i sciopa nove bombe, intanto nialtri se femo e trombe», e non si intendevano certo strumenti musicali. Nel ’97 i Pitura Freska furono denunciati proprio per aver incitato al consumo di spinelli dal palco di un loro concerto ad Oristano. Eppure non sono mai stati un caso isolato: gruppi e cantanti italiani che hanno tessuto le lodi in musica dello spinello sono almeno una quarantina. Una lista non esauriente la si può trovare all’indirizzo Internet www.marjuana.it/mp3.html .“Ohi Maria” degli Articolo 31 non è il titolo di un inno dedicato alla Madre di Dio. E “Una canna piena di magia” di Elio e le Storie Tese non è la storia di un pescatore molto fortunato. Alcuni dei pezzi pro-cannabis più famosi costituiscono la colonna sonora di L’erba proibita – Tutto quello che non vi hanno mai detto, film-documentario fieramente antiproibizionista di Daniele Mazzocca uscito due anni fa nel quale la marijuana è esaltata come una specie di balsamo del corpo e dello spirito. E nel quale ad un certo punto Zulù, cantante dei 99 Posse, descrive i benefici effetti della magica erba su se stesso.
NON SOLO SPINELLI
Ma bisogna distinguere fra droghe pesanti e droghe leggere, dicono i 29 prodi del manifesto anti-Fini: e la marijuana è leggera come una piuma, mica una schifezza come eroina, ecstasy, cocaina. Sulla nocività dello spinello rimandiamo al testo del Consiglio superiore della Sanità, forse più attendibile dei giudizi spannometrici delle ugole d’oro. Facciamo però notare che lo spinello non è l’unico stupefacente che fa simpaticamente capolino in titoli e strofe di tante canzoni. Un certo Vasco Rossi, probabilmente un omonimo del Vasco Rossi che ha promosso (pensa te!) la raccolta di firme in questione, da anni continua a cantare imperterrito “bevi la coca cola, che ti fa beneee… bevi la coca cola che ti fa digerireee…”, e sappiamo tutti che non sta facendo pubblicità alla bevanda yankee. È lo stesso che si presenta con canzoni intitolate “Sballi ravvicinati del terzo tipo” e “Fegato spappolato”, e che sulle note lancinanti di “Ogni volta” sussurra «ogni volta che non c’è proprio quando la stavo cercando»: ma non si tratta della morosa. E quando Piero Pelù descrive la “strana sensazione” del suo «corpo che cambia nella forma e nel colore… in un bagno di sudore è il mio corpo che cambia e cambia», a chi la volete raccontare che gli è bastato un bel cannone per ottenere quel risultato? Sarebbe come dire che il secondo pezzo di “Pop Tools” dei Bluvertigo, “l.s.d.”, significa veramente “la sua dimensione”, come recita il sottotitolo. E ci fermiamo qui solo per amore di patria. E perché, diversamente da alcuni dei critici di Fini, non c’interessa veder finire in galera proprio nessuno. Ma una penitenza sì, la vogliamo prescrivere ai magnifici 29: meditare tutti i giorni cinque minuti su una frase del film Blow, che è la storia di George Jung, grande narcotrafficante re della coca: «Se piazziamo la coca tra i cantanti e gli attori, tutti gli americani la vorranno».
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