La guerra (anti-Ogm) di Enzo
Jeremy Rifkin è stato l’ospite d’onore di un convegno promosso dal gruppo di Forza Italia al Consiglio regionale del Piemonte, svoltosi a Torino venerdì 3 ottobre. Gli altri relatori erano Carlin Petrini (presidente di Slow Food e “gran manovratore” del biologico), Sergio Dompé (presidente dell’Associazione per le biotecnologie) e Lorenzo Silengo (presidente della scuola per le biotecnologie dell’Università di Torino). Moderatore, certo non imparziale, il governatore piemontese, Enzo Ghigo.
Il titolo dell’incontro: “L’influenza degli Ogm nell’economia del terzo millennio”. La domanda (retorica) a cui s’è tentato di rispondere: «se non saremo in grado di difendere il diritto dei coltivatori di poter dar vita a coltivazioni realmente Ogm free, sarà davvero tutelato il fondamento su cui poggia un’economia di mercato che voglia dirsi liberale?». Un’economia autenticamente liberale è quella in cui ai consumatori viene riconosciuta la massima libertà di scelta: quindi, anche la facoltà d’acquistare prodotti geneticamente modificati, se lo desiderano.
Ghigo non è nuovo a queste iniziative. L’estate scorsa aveva chiesto e ottenuto la tosatura dei campi di mais “contaminati”. Il raccolto era stato bruciato. «Se l’Europa dovesse davvero aprire le porte agli Ogm – aveva poi commentato – cercherò di fare in modo che il Piemonte continui ad essere un’oasi con tolleranza zero».
Non sono pochi, però, i punti oscuri. C’è chi dice che alcuni degli agricoltori “depredati” abbiano tirato un sospiro di sollievo, vedendo i campi distrutti. Un rogo e un sussidio sono certo un buon rimedio ad una cattiva annata.
Tuttavia, l’invito a Rifkin è andato di traverso a molti. Tanto più perché questo ideologo No global è screditato (o ignorato) in tutto il mondo. I critici lo hanno definito un «mercante di terrore», un «isterico di professione» e un «terrorista dell’alimentazione». Così, non solo diversi parlamentari e consiglieri regionali piemontesi avrebbero digerito malvolentieri il boccone amaro. Anche parte della “base” avrebbe storto il naso. Molto scettici, poi, sarebbero alcuni “big” del partito di Berlusconi. Tra di essi, il ministro della Difesa, Antonio Martino, liberale cristallino e grande sostenitore del biotech.
«Io mi batto – ha detto Ghigo – affinché anche i nostri figli possano godere del sapore e del profumo dei vini e dei prodotti tipici della mia regione». Eppure gli Ogm possono essere proprio la chiave per salvare quei gusti che rischiano d’andare perduti.
Dicono che chi sa fa, chi non sa insegna. Chi non sa insegnare governa una regione.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!