Il giorno del giudizio
«E, tutti i popoli, a Gerusalemme, siederanno sotto alle capanne, e quello sarà il segno che la redenzione del mondo sta avendo il suo inizio». Questo Rosh Hashanà, il Capodanno ebraico, era iniziato bene, avevo ricevuto decine e decine di cartoline da tutto il mondo, di ebrei e non ebrei, decine di e-mail e non solo io! Pensavamo ai nostri amici cristiani, i fratelli minori ritrovati, che con slancio e amore avevano navigato sulla scia leggera dell’etere nel mondo delle sue meraviglie per poterci spedire messaggi virtuali grondanti di miele, per augurarci un dolce nuovo anno ebraico, un anno migliore dei precedenti, un anno sereno, un anno di pace. Avevano inviato immagini di piccole colombe, di mele e melograni. Con l’intento di recarci un po’ di gioia avevano scoperto che in questi giorni solenni si suona il corno per chiamare a radunanza e per aprire le porte del Cielo affinché il Santo Benedetto Egli sia, ascolti le nostre preghiere, le nostre scuse, affinché abbia pietà delle nostre mancanze, affinché ci benedica e ci dia la forza di perdonare e farci perdonare dalle persone che ci circondano. È una sensazione straordinaria scoprire che per amore qualcuno si sforzi di conoscere il tuo mondo fino al punto di gioire della tua gioia. Stava iniziando bene. Poi, il Sabato prima del giorno di Kippur, a ora di pranzo, ad Haifa, la città del dialogo e della convivenza, nel ristorante arabo “Maxim”, da 40 anni simbolo della pace, dove siedono ogni giorno intere famiglie ebree ed arabe a godere la brezza marina, il fragore allegro dei discorsi intorno al humus e le pitte viene interrotto da un boato allucinante che gela tutti i sorrisi di Israele. 19 morti, 50 feriti. Molti gravissimi. 5 bambini uccisi. Intere famiglie distrutte. «Una neonata di meno di un anno e un bimbo di 5 erano stesi lì morti» dice Shai Laufer, tra i primi paramedici ad arrivare in soccorso. «Madri venivano e ci porgevano i figli feriti. “Salvateli vi prego!” La gente ci tirava la giacca e ci chiedeva di salvarli. Che aiutassimo i loro familiari. C’erano grida terribili, lancinanti. Una madre singhiozzando mi ha dato il suo bimbo gravemente ferito: “Salvalo, ti prego! Fai qualcosa per il mio bambino!” Sono stati i momenti più terribili della mia vita. Momenti in cui ho visto bambini morti, gente che era volata fuori dal ristorante, era impossibile soccorrere tutti. Alcuni erano ancora seduti, alcuni sotto i tavoli. È stato l’attentato peggiore che abbia mai visto. Tanto sangue dappertutto. Abbiamo fatto di tutto per salvare più vite possibili!». Poteste vederle queste lacrime che non riesco a trattenere, che sgorgano senza ritegno! Potessero lavare le vostre coscienze! Le coscienze dei pacifisti a senso unico. Di tutti coloro che difendono con il loro corpo i terroristi assassini, di tutti coloro che tacendo si rendono complici. Di tutti coloro che pagheranno il conto quando sarà il momento e sarà terribile, oh se sarà terribile. Perché non sarà per mano dell’uomo!
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