Canne, eutanasia e fecondazione in provetta
«Nelle pagine finali della prima edizione del suo libro sulle origini del totalitarismo, Hannah Arendt definisce con il termine risentimento la disposizione affettiva caratteristica dell’uomo moderno. Risentimento contro “tutto ciò che è dato, anche contro la propria esistenza”; risentimento contro “il fatto che egli non è il creatore dell’universo, né di se stesso”. (…)
Traendo insegnamenti dalla catastrofe, Hannah Arendt afferma nello stesso testo che la gratitudine è la sola alternativa al nichilismo del risentimento, “una gratitudine fondamentale per le poche cose elementari che ci sono invariabilmente date, come la vita stessa, l’esistenza dell’uomo e il mondo (…)”.
A guisa di pluralità, le reti e i flussi sono in procinto di edificare una società planetaria. Angelici, indaffarati e vigilanti, i suoi apostoli sono convinti di incarnare la resistenza al disumano. Ma questa alternativa tra l’euforia della comunicazione e i vecchi demoni è fallace. Essa nasconde, sotto l’edificante apparenza di un combattimento primordiale, la scomparsa dell’amicizia nel sentimentalismo, la cancellazione da parte del turismo generalizzato della tradizionale distinzione del vicino e del lontano, la vittoria, infine, del colloquio mondiale del medesimo con il medesimo sul mondo comune e sull’idea di umanità che la gratitudine presuppone. Il processo segue il suo corso».
Alain Finkielkraut
Pp. 161-162 dell’edizione italiana: “L’umanità perduta – saggio sul XX secolo”, Liberal Sentieri 1997
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