Il signore delle gaffes
Forse non tutti sanno che “gaffe” deriva da “gaffa”, gancio per accostar la nave a riva. La nave nuova che arriva in porto disturba quelle già assestate. Da qui il significato di frase o comportamento che dà noia all’ordine esistente, spesso di verità che disturba le convenzioni. Noti portatori di gaffes sono i bambini, che magari dicono alla nonna: “Lo sai che appena muori papà vende la villa?”. è così che il nostro presidente del Consiglio ha seminato bufere, con parolette che, se ascoltate, rischiano di disturbar parecchio alcune convenzioni solidificate da decenni.
La prima è parlar con pochi contenuti. Lacan è piaciuto assai negli anni ‘80, perché diceva che è il significante che conta, e non coincide col significato. Significante è la parola. Significato credo tutti sappiano ancora cos’è. Andava benone, monsieur Lacan, con l’appoggio non richiesto del Verdiglione, per introdurre l’uso della parola che non significa ma comunica. Il politichese in uso da quarant’anni ne è ottimo esponente: chi ci capiva nelle parole politiche fino a poco tempo fa?
Altra convenzione è non dir mai la verità in soldoni. Magari per non offendere, se si considera offensiva la verità. Tutto offende qualcuno. Così sono spariti i ciechi e i sordi, e con essi le scuole specifiche che li aiutavano. E anche la loro identità positiva, segnalata come carenza: meno udenti, meno vedenti. Spariti anche i matti, restano solo i crimini dei depressi, quei bravi ragazzi che all’improvviso fan fuori un paese. Si vuole che sia sparito anche il comunismo, se lo nomina Silvio, come testimoniano le recenti polemiche. A Telenova una conduttrice trasformata in part-opinionista ha dedicato una serata a cercar di sostenere che Berlusconi è un fobico-ossessivo con la fissa assurda del comunismo.
Tanto per dar alle “i” i giusti puntini, il presidente non ha nessuna caratteristica dei fobici ossessivi, e il comunismo non è sparito affatto. Non è sparito nella forma, visto che almeno due partiti ancora rappresentati in parlamento si definiscono comunisti (Rifondazione Comunista e Comunisti italiani) e non scordiamo Ds, partito post-comunista mai andato a Bad Godesberg. E neppure è sparito nella sostanza, visti i metodi leninisti che l’opposizione usa ossessivamente.
Quali? Questi.
L’attribuzione del risultato elettorale -oltre che di qualunque cosa dia disturbo – ad oscure manovre (controllo di reti televisive, ad esempio) e/o alla stupidità degli elettori (per Lenin le avanguardie proletarie devono guidare il popolo, evidentemente acefalo).
I tentativi di destabilizzare il governo con azioni extraparlamentari (girotondini).
La disinformazione (come far passare una richiesta di censura per attentato alla democrazia presentata da 30 eurodeputati del gruppo socialista ad una commissione dell’europarlamento, e da questo bocciata, come decisione del parlamento medesimo).
Demonizzazione dell’avversario (ricordiamo i nemici del popolo?).Vittima persino un verde atipico che a Mestre ha cercato di far intitolare una piazza ai martiri delle foibe. Non sia mai! E non dimentichiamo che oltre un quarto del mondo è governato da regimi che si definiscono comunisti (Corea del Nord, Cina, Cuba). Non è matto Berlusconi a parlar di comunismo, potremmo forse addirittura imitarlo. O come i sordi, i comunisti son da definire con litote?
Altra variante del criticato parlar berlusconiano, è il modo diretto che usiamo tutti noi fra amici. “se Tremonti non riduce le tasse lo appendo a un albero”. Queste frasi le diciamo tutti, in famiglia, fra amici, e non sono proposte di leggi o appensioni in piazzale Loreto, ma modi di dire metaforici privi di conseguenze pratiche. E andrebbe proprio così male se anche in Parlamento ci si sentisse in famiglia? Non intendo in quel tipo di famiglia in cui ce le si dà di santa ragione, quella c’è già, ma quelle in cui si può parlar liberamente, perchè tutti sono e si presumono di buona volontà.
* Psichiatra e docente
all’Univesità del Ticino
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