Il bosco del Vajont
Comparivano giorni fa, sui giornali del Bellunese, brevi e un po’ imbarazzati servizi dedicati alla “corriera del Vajont”. Una corriera che quella notte del 9 ottobre 1963 in cui il Monte Toc franò nell’invaso della diga sopra Longarone, uccidendo oltre 1900 persone, sarebbe rimasta sommersa vicino al greto del torrente Maè. Addirittura la Procura ordinò degli scavi, spinta dalla convinzione di un gruppo di longaronesi. Della corriera, nessuna traccia. Dei passeggeri, nemmeno. E gli stessi giornali ne riferivano restii, come per dovere, ma convinti in realtà che nessuna corriera esistesse, e che già troppa morte fosse toccata a Longarone, per andarne a immaginarne ancora.
M’è capitato di occuparmi di questa storia. Che la corriera fantasma fosse solo una leggenda, l’ho capito non appena m’han detto che, sopra, ci dovevano essere trenta turisti tedeschi. Allora la corriera non esiste proprio, mi son detta: vuoi che i tedeschi, con quella mania per l’ordine che ben gli conosciamo, dimentichino in giro un autobus con trenta dei loro sepolti? Fossero stati operai del Sud mandati in nero a scavare nel cantiere della diga, avrei potuto magari crederci, che tutti se ne fossero scordati. Ma tedeschi, no. Comunque, una cosa non mi restava chiara. Leggenda, d’accordo, ma una leggenda nasce da qualcosa. Un appiglio, un nesso con la realtà, ci deve essere. Perché poi dovevano essere proprio tedeschi, su quel pullman ingoiato dal nulla? Così, a ognuno che incontravo chiedevo: scusi, e la corriera? Cosa sa della corriera? E qui, sorrisi come a dire: sciocchezze, risposte evasive o un po’ imbarazzate, e i più colti a dirti di “leggende metropolitane”. Non me la contate giusta, pensavo salutando, ma non mi arrendevo.
Cocciuta, mi dirigo dunque verso la redazione del giornale locale. Solo un collega può dirmi, se vuole, come è andata davvero.E trovo infatti un redattore gentile. Anche lui: la corriera? Un gesto come dire: balle. La Procura ha dato l’ordine di scavare, è vero, ma solo perché costretta dalla pressione di un gruppo di cittadini incaponiti. Sì, però perché sul quel pullman dovevano esser proprio tedeschi, insisto io. E quello finalmente racconta.
Gambe lunghe e lisce
Pare dunque che nel massacro, fra gli oltre millecinquecento morti recuperati, se ne sia trovata anche una giovane, quasi intatta. Bella, i capelli biondi. E con le gambe perfettamente depilate. Cosa che destò lo stupore degli improvvisati necrofori, anche gente del paese. Pare ben strano che, nello strazio indescrivibile di quei giorni, qualcuno abbia avuto il modo e il tempo di notare che le gambe di una donna erano depilate. Eppure. “Queste cose, da noi, non si usano” dissero con eloquente freddezza le donne che ricomponevano i morti per la sepoltura. E nessuno riconobbe la giovane bionda, vent’anni forse, finita nel Piave. Sconosciuta a tutti. Mai vista. In un cimitero dove mancavano i corpi di trecento dispersi, c’era dunque quel corpo intatto, ma senza un nome. Nessuno ne sapeva niente. Gli scampati a Longarone erano solo, è vero, ottocento. Abbastanza però perché qualcuno potesse ricordarsi di quella bionda. Come spiegare questa singolare presenza in un paese in cui tutti si conoscevano? è chiaro, di una turista si doveva trattare, nordica certo, una tedesca, scesa forse da un pullman di passaggio per un bisogno fisiologico proprio nell’istante del disastro. Ma, allora, c’era anche una corriera di tedeschi da cercare, nei pressi dalla statale di Alemagna. Certo: altrimenti quella ragazza da dove poteva mai venire?
Bocca di rosa
Chissà se poi, in questi quarant’anni, qualcuno s’è ricordato ed è andato a dire, finalmente, che quella bionda era la Maria – o forse, chissà, si chiamava Giovanna – la forestiera che la sera passeggiava lungo la statale con le sue belle gambe lisce, la Bocca di Rosa che tanti conoscevano e che nessuno voleva, da morta, riconoscere. Bocca di Rosa sola nel buio quella notte di ottobre, e sola al cimitero. Singolarmente intatta, e bella, da morta, tanto da non suscitare nemmeno allora pietà. E per spiegare lei, com’era capitata lì quella straniera, è nata la leggenda della corriera del Vajont.
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