Forza Inter

Di Fred Perri
16 Ottobre 2003
Irridere la squadra di Moratti è diventato uno sport nazionale. Difesa (d’ufficio) di una bella promessa

Oggi dico qualcosa di sinistra. O forse di destra. L’altro giorno ho preso l’ascensore in una città italiana che non nomino, tanto non vi interessa, comunque non era Milano. All’ultimo momento, mentre la porta automatica si stava chiudendo è comparsa la mano del solito scocciatore ritardatario che ha bloccato l’ascensore ed è entrato. Mi guardava con il tipico sguardo di chi vuole attaccare discorso. Pensavo che mi parlasse delle stagioni che non sono più quelle di una volta, dell’energia elettrica che va e viene come un’ala tornante, del governo che è ladro anche se non piove, della Michelle Hunziker e della maga che l’avrebbe plagiata. E invece si è messo a sparare belinate sull’Inter. Ho schiacciato il pulsante del primo piano utile e mi sono dato alla fuga, riflettendo su come fosse necessario mettere dei paletti. Basta. Mi dichiaro pentito e ritiro tutte le battute che ho fatto sull’Inter in passato. Quando si sfonda nel luogo comune è il momento di fare un passo indietro. Ormai l’Inter è diventata il sistema metrico decimale della sfiga, dell’incapacità a gestire una squadra, dello spendaccionismo, della mancanza di carattere dei giocatori, dell’assenza di carisma del capo, delle scelte errate. E tutti si sentono in dovere di dare consigli a Moratti, di spiegare come si amministra una società, di quale allenatore scegliere. Ormai tutti si sentono in dovere, non richiesti, di dire la loro. Qualsiasi avvenimento accada all’Inter diventa oggetto di presa in giro. L’Inter sta alle barzellette come Totti. Fossi in Moratti ci farei un libro e devolverei il ricavato in beneficenza (non a Emergency). Tutto questo mi ricorda la politica. Ogni legge di questo governo è sbagliata, a prescindere. Se un tedesco starnazza contro il Berlusca e costui lo manda a quel paese, ci prosterniamo alla Germania come neanche facevamo quando stava qui con i panzer. Mi ricordo quando Sgarbi, in rappresentanza del nostro Paese, andò a Parigi e fu preso a pernacchie. Gli stessi che s’indignano col Berlusca dissero che “via, non sottilizziamo, i francesi sono un po’ zuzzurelloni, si sa”.

Promesse da fantacalcio
Penso con divertita fantasia a cosa sarebbe accaduto se il “caso Rivaldo” fosse accaduto all’Inter. Sai le battute, gli sfottò, e tutto il caravanserraglio di luoghi comuni che si sarebbero riversati sul Moratti. Invece la farsa porta la regia del Galliani e sembra quasi che si tratti di un fotoromanzo a lieto fine. Ho visto anche della gente piangere. Per anni il tizio dell’ascensore che alberga in tutti voi ha ironizzato sulla raccolta delle figurine di Moratti. Vogliano parlare di quella di Galliani? Faccio dei nomi: Coloccini, Ayala, Ba, West (pure West depennato dall’Inter), Andersson, Jose Mari, Javi Moreno, N’Gotty, Ziege, Smoje. Do you remember? Vado avanti? Giù le battute da Caio, per favore. E la Juve? Certo di pippe ne pesca di meno, ma che dire dei rinforzi dello scorso anno? Moretti, Baiocco, Fresi. Non pervenuti. Mi viene in mente O’Neill, quello con i calzettoni abbassati e il cervello più basso di un tacchetto.
Certo, la Juve vince lo stesso, mi direte. Ma una pippa è una pippa. E non ci sono pippe più uguali degli altri, come sosteneva il mio collega George Orwell. Contestazione: il Milan vince. Un momento. Sembra uno squadrone, ma la sua stagione è stata determinata da tre pareggi e un rigore. Così ha vinto la Champions League, mica come il Real Madrid l’anno prima, prendendo a sberle tutti. Se a Manchester finiva che la sfangava la Juve, la stagione milanista era peggiore di quella dell’Inter. E lasciate stare la Coppa Italia, per favore. Quindi, ed è la morale della storia, adesso basta. Ci vorrebbe un amico (Antonello Venditti) e un po’ più di serietà. Aveva ragione Gaber quando prendeva per il sedere quelli che «il bagno è di destra e la doccia di sinistra». E invece, nella vita, di cui il calcio è specchio fedele, la verità non è semplice. Però si può aiutarla, evitando il luogo comune. Per cui, non per fare il pretenzioso, ma il versetto di Matteo (8, 1) è sempre più attuale in questo mondo di sparacazzate a tradimento: «Togliete prima la trave dal vostro occhio della pagliuzza da quello del vostro fratello».

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