Dopo 60 anni un po’ di glasnost

Di Tempi
16 Ottobre 2003
(e ora sotto con i manuali di storia)

“Il sangue dei vinti” infatti non è soltanto un libro prevedibilmente drammatico: è un libro terribile. Perché nel racconto di «quello che accadde in Italia dopo il 25 aprile», si agita una moltitudine di uccisioni anonime e brutali, di torture, di sevizie, di stupri, di inganni, di violenze estreme e talora innominabili. «Fatti che la storiografia antifascista ha quasi sempre ignorato di proposito, per opportunismo pratico o per faziosità ideologica». (…) Dopo Dongo e piazzale Loreto comincia una tragedia immane. Milano (…) si rivela un mattatoio. (…) Sbigottisce il racconto di come una decina di prigionieri vennero uccisi all’ospedale psichiatrico di Vercelli:
«Con le mani legate da giri
di filo di ferro, vennero fatti
sdraiare sul piazzale del manicomio e schiacciati dalle ruote di due autocarri che passarono e ripassarono sui loro corpi». (…) Torino è «una specie di orrendo piazzale Loreto itinerante». (…) Nel Veneto ecco una tragedia notturna fatta di torture, prelevamenti, eccidi. (…) Con la popolazione che sussurra, disillusa, «a sostituire le bande nere, sono venute le bande rosse».
Giustizia partigiana, Edmondo Berselli, L’espresso, recensione del libro “Il sangue dei vinti”, 16 ottobre 2003

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