Kill Bill

Di Simone Fortunato
23 Ottobre 2003
“Tarantino è rimasto schiacciato sotto il Pulp Fiction”

Un’avvenente super agente segreto vuole vendicarsi del suo ex capo.

è un pasticcio l’ultimo film di Quentin Tarantino, il regista che quasi dieci anni fa inventò un nuovo genere di cinema con Le iene e Pulp Fiction. Ma le grandi opere, spesso, pesano come dei macigni sui loro autori, che ne possono rimanere soffocati. E così Kill Bill, a sei anni dal discutibile Jackie Brown, è un buco nell’acqua. Sulla carta, tante promesse: un cast appariscente e bizzarro al tempo stesso, un regista genialoide che promette di coniugare arti marziali e spaghetti western, un progetto economico forte (60 milioni di dollari, 180 minuti nell’edizione definitiva, poi distribuita in due episodi). Il risultato è un nipotino di Matrix, senza lo straccio di una storia, sia pure inverosimile. Kung fu e manga, western all’italiana e fumetti, musica pop e filmacci di serie Z, lo splatter e la televisione degli anni ’70: c’è di tutto in Kill Bill. Tanti omaggi, o citazioni spesso buttate lì, in maniera disordinata, da un ragazzotto che ha passato la sua adolescenza a vedere quanto di trash offrisse certo cinema. Ma non basta qualche ricordo sgangherato per fare un film. Un’operazione archelogico-nostalgica che sa di vecchiume, nasconde una terribile mancanza di idee e, soprattutto, mette tanta tristezza.

di Q. Tarantino
con U. Thurman, L. Liu

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