Adesso il mostro è Tony Renis

Di Valenti Annalena
23 Ottobre 2003
“A certi giornalisti piace molto tirare colpi bassi”

Bisogna per forza avere la stazza di G. Ferrara, direttamente proporzionale alla sua intelligenza, per irritarsi con l’arroganza di certi giornalisti, direttamente proporzionale alla loro stupida (loro o guidata che sia) interpretazione della realtà? No. La signora Lilli Gruber, dovendo far pubblicità al suo libro, (chissà poi perché, visto che, tra il pane e il prosciutto, lo si trova anche al supermercato), in una trasmissione radio ha lasciato intendere che, è vero, durante la guerra in Irak, i giornalisti americani dovevano dire e scrivere ciò che il loro governo imponeva, ma quelli italiani no, loro erano liberi. Che strano: queste cose dette dopo che gli americani hanno riferito dei buoni rapporti che la signora Gruber aveva, o avrebbe avuto con il regime iracheno! E cosa dire di V. Zucconi che, sempre via etere, anche lui senza dirlo chiaramente e coraggiosamente, ci ha edotto sul fatto che in Sicilia le votazioni politiche sono manovrate dalla mafia, ed ecco perché ha vinto chi ha vinto (ma chi avrà vinto?). Verba volant, questa è la radio, ma scripta manent, ed ecco la palma della settimana all’articolo della signora Maria Latella “Tony Renis e i suoi amici”. Di T. Renis so che ha cantato “Dimmi quando tu verrai”, che è andato a far fortuna in America, e che, da quando è stato scelto per la direzione artistica di Sanremo, gli stanno rinfacciando le sue amicizie politiche, Craxi e Berlusconi, e mafiose. Dall’articolo, sottilmente perfido della signora Latella, emerge uno che cerca tutti i potenti, esibizionista ed opportunista. Ma in che mani hanno messo Sanremo? Tra i pettegolezzi, sono sfuggite dalle mani della giornalista alcune notiziole reali, tipo che: il Tony è direttore dell’Istituto di cultura di Los Angeles, “A Charlton Heston preparò le tagliatelle”, telefonò (venti anni fa) al boss della mafia Joe Adonis, può spostare Bocelli come e quando gli pare, “ha venduto cento milioni di dischi”, è il produttore di Celine Dion e Julio Iglesias. Uno che sa fare il suo lavoro!? Non è che la sua, signora Maria, è invidia perché lei non si può avvicinare neanche alle scarpe di Celine?

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