Il Maurizio trasversale cerca la presidenza rai?

Di Bottarelli Mauro
30 Ottobre 2003
«Poiché mister Costanzo ha legami politici con tutti i partiti dello schieramento e poiché la televisione è il principale terreno di battaglia in Italia, ciò lo pone in un’invidiabile posizione di influenza»

«Poiché mister Costanzo ha legami politici con tutti i partiti dello schieramento e poiché la televisione è il principale terreno di battaglia in Italia, ciò lo pone in un’invidiabile posizione di influenza». Con queste parole il giornalista inglese dell’Independent on Sunday, Andrew Gumbel, tratteggiava, in un velenoso articolo dal titolo “Alla scoperta del sinistro Costanzo”, il profilo umano e professionale di “mister Tv”, l’uomo che da oltre vent’anni fa accomodare sulle scomode poltrone del teatro Parioli un esercito di nani e ballerine intervallato dalle presenze quasi fisse e nobilitanti di politici “amici”, trasversali tra loro anche se in maggioranza appartenenti – ovviamente – alla gauche plurielle nostrana. In Parlamento, infatti, esiste una vera e propria lobby pro-Costanzo: colonne portanti di questo intergruppo sono Francesco Rutelli e Walter Veltroni, veri e propri prodotti del costanzismo più sfrenato. Il leader della Margherita, quando nel 2001 correva per la poltrona di premier contro Silvio Berlusconi, affidò proprio al conduttore Tv la cura della sua immagine e lo nominò consulente. Medesima carica offertagli dal sindaco di Roma che non perde occasione per utilizzare il palcoscenico del Parioli per decantare, tra la presentazione di un libro e l’altra, il “miracolo” del suo modello capitolino di governo. Più complesso, soprattutto per il carattere tutt’altro che malleabile del personaggio, è invece il rapporto con Massimo D’Alema, mentre va a gonfie vele il feeling con Piero Fassino. Il quale, non casualmente, ha lanciato la sua offensiva sul presunto mandante politico del caso Telekom Serbia, vero punto di svolta della vicenda balcanica, proprio nel corso di un faccia a faccia con Costanzo alla Festa dell’Unità. C’è sempre Costanzo, d’altronde, dietro l’organizzazione del seminario politico dell’Ulivo di Gargonza, una sorta di think tank della sinistra dove politici, intellettuali e giornalisti “di area” si incontrano e si confrontano sulla falsariga di quanto accadde nel famoso incontro pre-elettorale presso l’abbazia di Pontignano, altra idea di Costanzo. Risulta poi che il conduttore unico delle coscienze nazionali abbia giocato un ruolo tutt’altro che secondario nella fase preparatoria del drammatico G8 di Genova quando, su richiesta più o meno esplicita del capo della polizia (di cui Costanzo è consulente dell’ufficio pubbliche relazioni) Gianni De Gennaro, creò dal nulla con una serie infinita di ospitate il personaggio di Vittorio Agnoletto, faccia pacifica e spendibile del movimento no global con cui si stava segretamente trattando per evitare disordini (poi puntualmente scoppiati). Altri habituè sono il verde Paolo Cento, opinion leader sulle tematiche “sociali”, l’ex ministro dell’Agricoltura Alfonso Pecoraro Scanio (alfiere del biologico e dell’ogm free) e, anche se ultimamente preferisce ospitate nella dependance domenicale per siglare intese bipartisan, l’ex ministro Livia Turco. Sul fronte opposto, i “pariolini” più sfrenati sono Alessandra Mussolini, il ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, quello della Giustizia, Roberto Castelli e il vicepremier, Gianfranco Fini, protagonista di una memorabile polemica dopo le sue esternazioni contro gli insegnanti gay. L’ipotesi di un Costanzo presidente della Rai, paventata per giorni prima dell’incoronazione di Lucia Annunziata, la dice lunga sugli appoggi di cui gode il giornalista romano. Il quale, non per niente, verso la metà di settembre si è lanciato in un’accorata quanto sospetta difesa della Tv pubblica con un’intervista al mensile Prima Comunicazione nella quale denunciava come «non si può assistere a questo scempio della Rai dei “senza patente” senza intervenire». La sua ricetta per salvare viale Mazzini? Cambiamo la legge e commissariamo l’ente per due anni affidandolo a uno che di televisione ne capisca qualcosa. Lui, ovviamente. Tutti amici, quindi? Non proprio, anche se sono in pochi ad avere il coraggio di uscire allo scoperto contro “Sua emittenza”. Sicuramente il nemico numero uno di Maurizio Costanzo in ambito politico è Marcello Dell’Utri, senatore di Forza Italia e braccio destro di Silvio Berlusconi. Attraverso il suo settimanale, il Domenicale, Dell’Utri ha più volte sparato ad alzo zero contro il conduttore, auspicando la rottura del rapporto tra lui e Mediaset e il crollo della sua «dittatura, una moderna videocrazia sostenuta dall’audience che non prevede contropoteri in grado di limitarla». Ancor più dura, se possibile, la lettera che Dell’Utri inviò a Repubblica nel febbraio scorso. Dopo aver smentito un calo della sua stima nei confronti di Costanzo, chiudeva la missiva con questo velenoso post scriptum: «Dopo le polemiche sulla Tv spazzatura, Maurizio Costanzo, in un lungo e impegnativo uno contro tutti, ha elevato Platinette a proprio intellettuale di riferimento». Touché.

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