Bocca aperta

Di Da Rold Gianluigi
30 Ottobre 2003
Abbiamo grande rispetto per la vita e la professionalità di Giorgio Bocca

Abbiamo grande rispetto per la vita e la professionalità di Giorgio Bocca. Quel suo ammettere, anni fa, l’errore di avere insistito sulle “cosiddette Brigate rosse” ci sembrò un segno di maturità civile e giornalistica rara in questo paese. Ma gli ultimi interventi di Bocca ci lasciano esterrefatti. Sull’ultimo supplemento de Il venerdì di Repubblica scrive: «La democrazia autoritaria dell’attuale governo non è democrazia ma a destra e in parte anche a sinistra – vedi gli ex comunisti “buonisti” – si finge che lo sia. A costoro basta che il governo non apra i suoi lager, non fucili i suoi avversari, non soffochi tutte le voci critiche per affermare che, tutto sommato, la democrazia è salva». E sull’ultimo Espresso: «i giornali che, come pere mature, uno dopo l’altro, passano al servizio del Minculpop o ministero della Cultura popolare, gli editori che uno dopo l’altro, per evidente convenienza, licenziano i direttori e i redattori antifascisti, pochi a dire la verità». Ma davvero Bocca pensa che la Repubblica, La Stampa, il Corriere della Sera e il Messaggero siano organi di un nuovo Minculpop? Non ricorda Bocca che 50 giornalisti della vecchia Unità fallita sono entrati in via Solferino?

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