Quella Francia da Bull
Il 21 ottobre la Commissione europea ha chiesto al governo francese di ridurre di 6 miliardi di euro il deficit strutturale già nel bilancio 2004, rientrando così nei criteri previsti dal Patto di stabilità e di crescita. In una intervista a Le Monde, sabato 25 ottobre, il ministro del Bilancio Alain Lambert sembra non preoccuparsene, come già prima di lui aveva fatto il Primo ministro Jean-Pierre Raffarin: «Quello che chiede la Commissione a proposito delle spese è irrealizzabile». Lambert è sicuro che la Francia non subirà nessuna sanzione, se non simbolica. La situazione è paradossale, perché la principale funzione del Patto di stabilità e di crescita è quella di dare stabilità al sistema economico dell’Unione e credibilità all’euro. Però la Francia non ci sta, se ciò contrasta con i suoi interessi e nostalgia di grandeur.
Un giudizio troppo severo? No, basterebbe ricordare i 300 milioni di euro che il governo francese ha recentemente immesso nelle casse del gruppo francese Alstom, che costruisce i treni dell’alta velocità, per salvarlo dal fallimento. Fa bene l’italiano Mario Monti, commissario europeo alla Concorrenza, ad esigere garanzie affinché il “prestito” ad Alstom non sia «a fondo perso» e produca così una grave distorsione della concorrenza sul mercato. Mario Monti crede alle promesse francesi, anche se l’esperienza gli dovrebbe suggerire il contrario. Come dimostra il caso di Bull, azienda francese operante nell’informatica, che nel novembre 2002, grazie al sostegno economico del governo, evitò per l’ennesima volta il fallimento, dopo che già nel 1994 Bruxelles permise a Parigi di salvare Bull grazie a un’iniezione da parte dello Stato nelle casse dell’azienda di 1,7 miliardi di euro. Nel 2002 la promessa era che i 450 milioni di euro statali concessi a Bull per evitare il fallimento dovessero essere considerati un prestito e dovessero quindi essere restituiti entro il 17 giugno 2003. Così non è stato e il primo ottobre la Commissione ha deciso di portare l’inadempiente governo francese davanti alla Corte europea di giustizia. Procedura che potrebbe durare anni. Mentre nel frattempo Bull continuerà ad essere uno degli orgogliosi simboli dell’indipendenza nazionale.
P.S. Venerdì 24 ottobre Bull ha presentato i suoi conti semestrali che, debito con lo Stato escluso, sono in attivo di 20 milioni di euro.
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