Israele e “decreto salvacalcio”: presunzione Ue
C’è veramente da meravigliarsi che la Commissione europea abbia commissionato al suo “braccio statistico”, Eurobarometer, un sondaggio in cui si chiede agli europei di definire il grado di “minaccia alla pace mondiale” che intendono assegnare a 15 paesi del mondo, con i quali gli stati Ue intrattengono regolari rapporti diplomatici? E che la maggioranza abbia risposto “Israele”? No, non c’è da meravigliarsi, se si considerano le caratteristiche della psiche Ue: complesso di superiorità morale pacifista che autorizza a sparare sentenze sugli “altri”; complesso di sudditanza nei confronti delle potenze aggressive in ascesa (detto anche “spirito di Monaco”) che spinge a detestare più chi si ostina a difendersi (Israele) che chi si ostina ad aggredire (i paesi vicini).
Un altro caso di travalicamento delle funzioni istituzionali da parte della Ue è la procedura formale aperta dal Commissario alla concorrenza contro il cosiddetto “decreto salvacalcio” italiano. La motivazione dell’iniziativa, secondo cui il provvedimento del nostro governo altererebbe la concorrenza nel mondo del calcio europeo, è risibile: un campionato di calcio Ue non esiste, né Champions League e Coppa Uefa coincidono con un ipotetico mercato calcistico dell’Unione europea, perché ad esse partecipano pure squadre di paesi non appartenenti alla Ue. Potrebbe accadere, per ipotesi, che le squadre norvegesi, svizzere, russe, serbe o ucraine si ritrovino a godere dei vantaggi contabili negati alle squadre italiane dalla Ue, senza che questa possa fare nulla per impedirlo. A Bruxelles ci avranno pensato?
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