Corsera anni ’70

Di Da Rold Gianluigi
06 Novembre 2003
Non vorrei nuocerti con questa mia, che è un atto di solidarietà per il coraggio con cui hai scritto Il sangue dei vinti

Non vorrei nuocerti con questa mia, che è un atto di solidarietà per il coraggio con cui hai scritto Il sangue dei vinti. Non vorrei nuocerti perché, come tu sai fin troppo bene, sono un ex comunista che è diventato e rimasto craxiano, neppure socialista; perché sono un fissato, probabilmente un involontario provocatore, sull’affare Tobagi; perché sono un pubblicano carico di tanti peccati pubblici e privati.
Ho letteralmente divorato il tuo libro, non per soddisfare un antico livore anticomunista, ma per apprendere sistematicamente. Il merito che hai nell’aver scritto Il sangue dei vinti non è solo quello di aver dato dignità storica, ripeto storica, a una vicenda tanto tragica, ma anche quello di esserti esposto, di averci messo la firma e la faccia di un coerente uomo di sinistra.
Anche nel tuo ultimo “Bestiario” sull’Espresso Comunicare con una calibro 9, fai benissimo a rivendicare quello che scrivevi e insegnavi (a Walter soprattutto) alla metà degli anni Settanta sulle Brigate rosse di fronte alla sufficienza sarcastica del Pci e del Psi, e dei loro giornali, nel negare l’evidente radice poltica delle Br. Caro Pansa, fai bene a ricordare «Ho conservato una raccolta di corsivi contro i miei articoli di allora sulla Stampa di Alberto Ronchey e sul Corriere della Sera di Piero Ottone». Anche questo ti verrà rimproverato.
A Yves Montand, quando ruppe con il comunismo, un grande scrittore spiegò: «Non le perdoneranno mai di aver capito prima degli altri».
Credo che sia questo che non ti perdonano adesso: aver scritto, con Il sangue dei vinti, il primo libro di storia su un periodo cruciale della vita italiana e aver avuto un grande successo editoriale. Non te lo perdonano, a quanto sembra, non solo le vestali che contestarono uno storico come Renzo De Felice, ma neppure alcuni semper liberal (di sinistra, di centro e di destra). Sul Corrierone di sabato 1 novembre c’erano ben due articoli di questi liberal (E. Galli Della Loggia e P. Ostellino, ndr) che, tra lodi e amichevoli riconoscimenti, sfruculiavano un po’ sulla lettera di Otello Montanari: insomma, Pansa avrebbe dovuto scriverlo 13 anni fa! Mi chiedo perché non lo hanno fatto loro! Ma forse il primo non si ricorda di come venne “definito” da Craxi e il secondo come venne redarguito, più recentemente, da Vladimir Bukovskij su questioni di comunismo.
In altri tempi gli stessi due liberal si disinteressavano della vita di un grande giornale come il Corriere. Mentre tu, già grande inviato e scrittore, ti esponevi insieme a Tobagi e a me contro l’imperialismo del comitato di redazione.

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