Tarik Ramadan, un “saggio” di Prodi
E se fossimo all’inizio di un processo di saldatura ideologico-operativa tra il cosiddetto “movimento antagonista” occidentale e il radicalismo islamico? Ebbene, di questa alleanza si sono viste tracce al raduno “altromondialista” di sabato scorso a Parigi, al seminario del Social Forum Europeo su “Antirazzismo, xenofobia e antisemitismo” presieduto da Tarik Ramadan, uno dei “Saggi per il dialogo tra i popoli e le culture” della Commissione europea scelti e nominati da Romano Prodi. Ma chi è Tarik Ramadan, il professore islamista di Ginevra che poche settimane fa ha scatenato una bufera per aver accusato (dal sito del Social Forum) gli «onnipresenti intellettuali ebrei» di «posizioni politiche rispondenti a logiche comunitarie, in quanto ebrei, nazionalisti e difensori di Israele»? Tarik Ramadan è nato a Ginevra nel 1962, dove la famiglia si è rifugiata dopo la fuga dall’Egitto laico e nazionalista di Nasser. Suo nonno è quel Hassan al Banna che, nel 1928, ha fondato il movimento integralista dei Fratelli musulmani. Suo padre, allievo prediletto di Banna, è stato uno dei fondatori della Lega islamica mondiale finanziata dall’Arabia saudita. E il nome che porta fu scelto dal padre in onore di Tarik Ibn Ziyad, capo musulmano che conquistò la Spagna nell’VIII secolo. Tarik Ramadan è sposato con una franco-svizzera convertita all’islam, è padre di quattro bambini e insegna filosofia in un liceo ginevrino, islamologia all’Univeristà di Friburgo. Insieme al fratello Hani Saed Ramadan, che ha idee anche più radicali delle sue (di recente Hani ha giustificato la lapidazione delle donne adultere in Nigeria), dirige il “Centro culturale islamico acque vive”. Professore, conferenziere, autore di una dozzina di libri editati dal suo centro culturale ginevrino, agli inizi degli anni Novanta Tarik Ramadan ha fondato l’Unione dei giovani musulmani e, grazie a questa organizzazione (in continua espansione tra i giovani immigrati delle periferie francesi e della Svizzera francofona), diffonde nella comunità musulmana un messaggio in cui il fondamentalismo religioso si mescola con un’ideologia politica terzomondista che ricorda la “teologia della liberazione” dei movimenti cristiani. Tarik Ramadan apparve per la prima volta sulla scena mediatica nel 1995, quando il ministro degli interni francese gli vietò l’entrata in Francia. In quella circostanza fu un sacerdote della diocesi di Lione, Christian Delorme, capofila di un movimento di difesa e di solidarietà con gli immigrati (Delorme è tra l’altro coautore del libro delle edizioni Paoline Abbiamo tante cose da dirci. Cristiani e musulmani in dialogo) a prendere le difese di Ramadan. Quello stesso Delorme che oggi ammette che «purtroppo i discorsi di Tarik Ramadan lasciano poco spazio al pluralismo».
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