Ogm, i veri risultati sul campo

Di Gaspari Antonio
20 Novembre 2003
Le aperture della Chiesa, le spiegazioni degli scienziati, le parole degli agricoltori. E la speranza di chi, con gli Ogm, risolverebbe il problema della fame in Africa

Organizzato dal Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace, si è tenuto il 10 e l’11 novembre a Roma, nella sede del dicastero un seminario di studio a carattere internazionale sul tema: “Organismi geneticamente modificati: minaccia o speranza?”. Il simposio ha avuto un notevole successo, soprattutto perché è stato possibile per tutti i partecipanti poter presentare senza pregiudizi e limitazioni le proprie argomentazioni. Molto importante la presenza di agricoltori del Sudafrica e delle Filippine (vedi box a lato). Gli scienziati dei diversi paesi hanno riportato la valutazione unanime di quanto le nuove biotecnologie possano contribuire allo sviluppo dell’agricoltura dei paesi in via di sviluppo, riducendo costi, incrementando la produttività ed il reddito, salvaguardando la salute degli agricoltori e dell’ambiente con un utilizzo sempre minore di antiparassitari e diserbanti. Molto significativo a questo proposito l’intervento della dottoressa Jennifer Ann Thomson, professoressa di Biologia molecolare all’Università di Città del Capo (Sudafrica), consulente della Fao e dell’Oms sulla sicurezza delle piante Gm, la quale ha spiegato che «in Africa iI 70% della popolazione dipende dall’agricoltura come principale fonte di reddito» e «la produttività agricola dell’Africa è la più bassa del mondo con 1,7 tonnellate per ettaro di prodotto agricolo rispetto ad una media mondiale di 4 tonnellate per ettaro. Per questo i paesi africani devono importare il 25% del loro fabbisogno di grano». Entro il 2025 la popolazione africana raddoppierà la propria popolazione, per questo motivo – ha sottolineato la Thomson – «la produttività agricola dell’Africa deve crescere molto ed in fretta. Una risposta a questa necessità sta nelle nuove biotecnologie». La signora Thandiwe Myeni, responsabile dell’Associazione agricoltori Mbuso del Sudafrica, madre di cinque bambini, ha raccontato che con le piante di cotone ogm bastano «Solo tre dosi di spray pesticida contro le 10 necessarie per proteggere le piante di cotone non ogm, inoltre un raccolto migliore con nove balle di cotone contro quattro». «Il cotone ogm – ha riferito la Myeni – è una pianta più piccola che ha bisogno di meno mano d’opera e di minor uso di pesticidi. Ciò equivale a meno rischi per la salute umana e per l’ambiente». In merito all’etica, padre Gonzalo Miranda, decano della Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, ha detto: «Alcune persone sono dell’idea che la manipolazione genetica degli esseri viventi sia in se stessa, per il suo stesso oggetto, un atto eticamente riprovevole», ma «la visione antropologica della Chiesa porta a conclusioni diverse». E il cardinale Renato Raffaele Martino ha aperto i lavori spiegando che «Coltivare è il miglior modo di custodire» perché «Coltivare significa intervenire, decidere, fare, non lasciare che le piante crescano a caso». «Coltivare significa potenziare e perfezionare, affinché vengano frutti migliori e più abbondanti». «Coltivare significa ordinare, pulire, eliminare ciò che distrugge e rovina».

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