I soldati contro il “Niente”
Questa storia di dolore, Il Foglio, 13 novembre.
«Sono tipi che non si fermano di fronte a niente, perché il Niente travestito da ortodossia religiosa, il niente che tradisce i princìpi di bellezza e di pace di ogni religione, è la sostanza della loro vita devota alla morte».
Complici della “resistenza” irachena, Il Foglio, 13 novembre.
Cossutta esprime la sua «collera contro questo governo che ha mandato i nostri figli a morire in una guerra coloniale imperiale».
Enzo D’Errico, Il Brigadiere che aiutava i bambini per ritrovare lo sguardo del figlio, Corriere della Sera, 13 novembre.
Dalle parole del vicebrigadiere Giuseppe Coletta: «Sai, anche oggi sono stato dai bambini. Mi dispiace lasciarli… qui manca tutto e vederli sorridere per un regalo, anche banale, è una gioia immensa».
Commento
Una volta tanto le speculazioni politiche su umanità e diritti dell’uomo passano in secondo piano. Tutti i media hanno giustamente messo in risalto l’opera dei militari italiani in Irak, che sono lì ad aiutare gli abitanti del posto nella ricostruzione del loro paese. Si tratta di rapporti personali con la gente: i nostri soldati distribuiscono viveri e medicinali; mettono a posto strade, acquedotti, elettricità e ospedali; addestrano la polizia locale; formano contabili e ragionieri per la futura amministrazione. E gli irakeni ne sono contenti, perché è di questo che hanno bisogno. Posto che i terroristi distruggono e basta (per il “Niente”, come dice Ferrara), quello che ci interessa e ci deve interessare sempre di più è la ragione che muove questi italiani “positivi”. Leggendo le testimonianze delle vittime e dei parenti, è evidente che per loro ciò che dà valore alla vita è la percezione esistenzialmente chiara di un bene che c’è, percezione sostenuta da una tradizione e da una educazione secolari che ci insegnano che siamo amati: dalla moglie, dai figli, da chi ci aspetta a casa, in una parola, da Dio.
Per questo uno si sente utile e chiamato a rispondere di questo bene, a comunicarlo a chi ne ha bisogno attraverso il proprio lavoro e la propria pietà. Tanto da mettere a rischio tutta la vita.
In breve dalla stampa – dal 17 al 24 novembre 2003.
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