L’Europa caciarona e l’Italia che va
Cosa sta succedendo? Cosa ci sta preparando questo inizio di millennio? Impossibile prefigurarlo. La realtà corre avanti, la riflessione sulla realtà arranca rimanendo indietro. Oggi, sotto la spinta tragica del jihad, possiamo solo scorgere grumi ancora informi di nuove consapevolezze e rileggere qualche fatto del recente passato sottraendolo al frullatore mistificante e mistificatore della cronaca politica. Perché la guerra è una terribile semplificatrice. Quel che nel frullatore era macinato nel gioco degli interessi e dei calcoli quotidiani, è riordinato e diviso secondo nuove gerarchie.
Intanto di guerra si tratta. Guerra di religione e civiltà: Ferrara è entrato in takle con la linearità che gli è solita e ha chiamato per nome una realtà scandalosa e sconveniente agli occhi di tutti gli apparati della vecchia Europa. Sarà di un qualche significato se perfino il sonnacchioso Corriere ha intimato all’Europa di svegliarsi dal torpore invocando fermezza e decisione (finora è sempre stato fermo e deciso solo nel non sbilanciarsi mai).
Qualcuno, avventatamente, troppo avventatamente, ha adombrato l’orizzonte di una nuova Lepanto.
Con la differenza che allora l’Occidente (la cristianità) fece muro contro i turchi. La nuova Lepanto si giocherà nel saper attrarre e includere la Turchia nel mondo che da allora è stato ridisegnato. Le bombe, nel loro seminare morte, gettano luce, e viene naturale riconoscere a Berlusconi una posizione lungimirante nel perseguire l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea. Fosse per Diliberto e i suoi compagni saremmo ancora a Ocalan.
Glucksmann scrive che l’Italia è dieci anni più avanti dell’Europa e, segnatamente, di Francia e Germania. Non più tardi di un mese fa l’Italia era ancora chiamata sul tribunale europeo a giustificare una linea “avventata” di fermezza e sostegno all’azione Usa. Ancora non più tardi di un mese fa Prodi volava alto sulla cima dell’Europa saggia e tollerante, e ammoniva crucciato per la rozzezza politica e diplomatica del suo successore italiano. Oggi è svergognato dal Parlamento europeo per aver usato del suo ruolo, in un momento tanto grave, per curarsi gli interessi di bottega politica italiana.
Pisanu, ha espulso una decina di elementi equivoci. Il tribunale non aveva voluto prendere provvedimenti per “assenza di reati”. Ma ciò non ha impedito a Pisanu di espellerli perché “indesiderati”. Ovvero nei fatti c’è stato il superamento e la riaffermazione della politica sulla via giudiziaria. E anche questo è un fatto non di poco conto.
E anche la posizione di Ruini è di estremo rilievo, si inoltra su una strada ancora tutta da scoprire e da percorrere. Ma come dice Ruini, si può avere il coraggio di percorrere questa strada, la strada della fermezza, della decisione e dello star di fronte reggendo la minaccia, solo e in quanto si recupera ciò che ci ha sempre tenuto uniti come popolo e che, in quest’occasione, non è più stato solo scrigno della memoria ma espressione di popolo. Insomma, a testimonianza di quel che dice Ruini, ci sta che questa Italia “caciarona” ha prodotto fatti politici più efficaci (la politica estera del premier, la posizione di Ruini, la prima manifestazione unitaria contro il terrorismo, la via Pisanu) che non tutta l’orgogliosa Europa.
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