Rai, palco privato per comizio pubblico
L’Italia girotondina e dalla posa vittimista è in tripudio. Ultimo simulacro democratico da difendere dalla censura è Sabina Guzzanti e il suo ultimo programma televisivo, Raiot. La vicenda della sospensione del programma da parte del Cda Rai è nota, come è noto il successo ottenuto dalla versione teatrale della trasmissione messa in scena domenica sera all’Auditorium di Roma davanti a 5mila persone. Meno noto è invece il nome del regista di questa vicenda, Andrea Salerno, uno dei tanti amici del sindaco di Roma Walter Veltroni alla Rai. è Salerno che sta dietro a Raiot, è lui il vero detonatore di questo petardo polemico trasformato in bomba per l’ennesimo regolamento di conti a sinistra a spese del contribuente, ovvero quel cittadino che paga il canone Rai e che magari ha l’ardire di votare Berlusconi e di non amare i comizi della Guzzanti. Prima ancora che la prima (e unica) puntata andasse in onda, Salerno, che è responsabile della satira di Rai3, chiamò i giornalisti al teatro Ambra Jovinelli per arringarli sul pericolo della censura. Poi la regolare messa in onda e lo stop da parte del direttore generale della Rai, Flavio Cattaneo. Secondo i più malvagi, Salerno sarebbe una pedina del gioco che punterebbe a bloccare le manovre di Massimo D’Alema per portare Maurizio Costanzo alla presidenza della Rai. Il caos a viale Mazzini in un momento in cui la tv pubblica cominciava a risalire la china, almeno in fatto di ascolti, sarebbe uno step di questa strategia. Autore televisivo, 37 anni, Salerno è un po’ il Benjamin Malaussène della televisione pubblica: tanto il protagonista dei romanzi di Daniel Pennac è di professione “capro espiatorio”, così lui è vittima volontaria e compiacente delle censure, inventate o meno. L’anno scorso si prese tre giorni di sospensione dal direttore generale Agostino Saccà per aver mandato in onda uno spettacolo di Corrado Guzzanti, “Il caso Scafroglia”, senza dirlo al direttore di RaiTre, il solito distratto Ruffini. E fu subito gloria. Oggi, finalmente, il girotondino ha ottenuto quello che ogni attravagliato cerca in cuor suo utilizzando la Rai come palco privato per un comizio pubblico: il “martirio” a spese del contribuente. Diceva George Orwell che «la vera libertà è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire». Ma questa è solo satira, non libertà.
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