Evangelizzatori delle foreste d’asfalto

Di Persico Roberto
27 Novembre 2003
“Da Sant’Uberto ai giorni nostri”

Narra una tradizione dell’VIII secolo che una domenica Uberto, cavaliere della famiglia dei Carolingi, anziché andare a Messa si recasse a caccia in un bosco, dove si lanciò all’inseguimento di un maestoso cervo bianco. Finché l’animale si fermò in cima a una collina e si voltò verso l’inseguitore. Fra le sue corna comparve un crocifisso, e una voce disse: «Uberto, perché mi perseguiti? Io sono il Signore tuo Dio e ti amo». Il giovane rimase folgorato dalla visione, divenne sacerdote e in breve vescovo. Sant’Uberto oggi è ricordato come evangelizzatore delle ultime tribù pagane lungo il medio corso del Reno e venerato come patrono dei cacciatori.
La vicenda del santo vescovo è il punto intorno a cui si annodano i fili delle storie narrate da Sciffo in quest’ultima fatica. La prima più che storia è una cronaca, la narrazione discreta delle vicende di un insegnante alle prese con ragazzi, colleghi, registri. Che si ostina a vedere nel cristianesimo, nella cultura europea, nella tradizione imperiale una proposta interessante anche per i disincantati abitatori delle foreste d’asfalto che hanno rimpiazzato le selve di un tempo.
Nella seconda parte intreccia, riecheggiando la struttura dei Quattro quartetti dell’amato Eliot, le vicende di un pugno di esemplari della solitudine postmoderna. Si tratti di una donna in carriera in vacanza in Nuova Zelanda, di una famigliola in gita sulle Dolomiti segnata dal dramma di un figlio minorato, di una giovane coppia di successo in viaggio a Londra, rimane sempre un pungolo, un’inquietudine, un’insoddisfazione che non si riesce a rimediare. Fa da contraltare il vecchio Herr Arthur, il gestore dell’antica malga ai piedi del Rosengaten, che fuma la pipa al termine di un’intensa giornata di lavoro riandando alle antiche leggende dei monti mentre contempla il miracolo delle pareti dolomitiche che fiammeggiano di rosa al tramonto. Ha conservato una saggezza remota. La cui freschezza trapassa anche le convulsioni della contemporaneità.

Andrea Sciffo, Il cervo bianco, 108 pp. Marna, euro 7.00.

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