Ecofin, scandalo provvidenziale
Tolti gli ipocriti, tolti gli ottusi che hanno letto la vicenda attraverso la lente deformante degli schieramenti politici italiani in lotta fra loro, l’unico commento sulla vicenda dell’Ecofin del 25 novembre scorso che merita di essere preso in considerazione è quello di chi, sulla stampa italiana ed europea, ha scritto: «è giusto emendare un Patto di stabilità che impedisce la ripresa economica in Europa, ma è sbagliato violare le regole invece di cambiarle». Un commento nobile ed illuminato, che tuttavia merita una replica evangelica: necesse est ut scandala eveniant, è inevitabile che accadano scandali. Lo “scandalo” dell’Ecofin ha avuto il merito di rimettere in riga una volta per tutte la Commissione europea, un’entità burocratica che da troppo tempo pretende di agire come un gabinetto ministeriale. Adesso l’equivoco è finito. Usiamo l’espressione “entità burocratica” senza alcun intento denigratorio, in un’accezione strettamente tecnica: i commissari della Commissione europea stanno ad Ecofin ed alle altre organizzazioni del Consiglio europeo come i Direttori generali dei ministeri italiani stanno ai ministri del governo italiano. I commissari non sono dei ministri, sono dei dirigenti nominati dai governi europei: non fanno politica, amministrano le politiche decise dal Consiglio europeo e, in misura minore, dal Parlamento europeo. La reazione stizzita di Prodi e degli altri commissari equivale a quella di un dirigente che si ribellasse al ministro e al governo che è chiamato a servire. E testimonia l’equivoco attraverso cui negli ultimi anni si è realizzato il processo di integrazione europea.
Lo “scandalo” Eurofin è provvidenziale anche per un altro motivo: smaschera tutti gli euro-ipocriti che fino a ieri si beavano della contrapposizione fra il saggio multilateralismo europeo e l’arrogante unilateralismo americano. I fatti si sono incaricati di mostrare che anche le potenze europee, quando ne ravvisano la necessità, mettono l’interesse nazionale davanti alle regole e agli accordi internazionali. E che la cosa, come nel caso degli Stati Uniti, non dovrebbe scandalizzare troppo: la ripresa economica europea non può fare a meno del traino della ripresa economica dei due giganti Francia e Germania, allo stesso modo in cui la sicurezza mondiale non è possibile se gli Stati Uniti non sentono garantita la loro propria sicurezza. Per questo occorre fare delle eccezioni, per questo la legge non è uguale per tutti: per realistica necessità.
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